Negli ultimi cinque anni il costo della vita quotidiana è aumentato molto più rapidamente dell’inflazione generale. A certificarlo sono i dati Istat, che mostrano come i prezzi dei beni essenziali – il cosiddetto “carrello della spesa” – abbiano registrato un incremento complessivo del 24% tra il 2021 e il 2025, a fronte di una crescita dell’indice generale dei prezzi ferma al 17,1%.

Il divario, pari a circa sette punti percentuali, evidenzia come l’aumento del costo dei beni di prima necessità abbia inciso in modo sproporzionato sui bilanci familiari. A pesare maggiormente sono stati i rincari dell’energia, che nello stesso periodo hanno fatto segnare un aumento cumulato superiore al 34%, contribuendo in maniera significativa alla pressione sui consumi quotidiani.

Nel solo mese di dicembre, i prezzi dei beni alimentari, dei prodotti per la cura della casa e della persona hanno mostrato un’ulteriore accelerazione su base annua, passando dall’1,5% all’1,9%. Su base annuale, il 2025 si è chiuso con un incremento medio del 2,4%, superiore al +2% registrato nel 2024. La dinamica è stata influenzata soprattutto dall’andamento dei beni energetici regolamentati, tornati a crescere dopo il calo dell’anno precedente, e dai rincari dei prodotti alimentari non lavorati.

L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, ha invece mostrato un lieve rallentamento, attestandosi all’1,9%. Tuttavia, alcuni comparti hanno registrato aumenti più marcati rispetto all’anno precedente, tra cui abitazione, acqua, elettricità e combustibili, istruzione e prodotti alimentari e bevande analcoliche. In controtendenza, risultano in rallentamento i prezzi dei trasporti, della ristorazione e dei servizi ricettivi.

Secondo l’Istat, l’impatto dell’aumento dei prezzi nel 2025 non è stato uniforme. L’accelerazione ha colpito in misura maggiore le famiglie con i livelli di spesa più bassi, per le quali l’inflazione è salita sensibilmente rispetto all’anno precedente. Il motivo principale risiede nella composizione dei consumi: energia e beni di prima necessità incidono molto di più sul budget delle famiglie meno abbienti, mentre i servizi, che hanno registrato aumenti più contenuti, pesano maggiormente sui bilanci delle famiglie con redditi più elevati.

Sul territorio, a dicembre 2025 le città con l’inflazione più alta risultano Bolzano, Napoli e Reggio Calabria, tutte con un incremento tendenziale dell’1,8%. Valori più contenuti si registrano ad Aosta, mentre Campobasso segna una lieve variazione negativa. A livello geografico, l’inflazione risulta più sostenuta nel Mezzogiorno rispetto al Nord, confermando differenze territoriali nella dinamica dei prezzi.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un’inflazione che, pur mantenendosi su livelli moderati nel dato generale, continua a pesare in modo significativo sui consumi essenziali, alimentando un disagio economico che colpisce soprattutto le fasce più fragili della popolazione.

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