Fino al 14 giugno, nei Mercati Culturali Pordenone, la prima personale europea dell’artista giapponese inaugura il nuovo spazio dedicato alla fotografia contemporanea.
A Pordenone nasce Die Gelbe Wand, nuovo spazio espositivo no profit dedicato alla fotografia contemporanea, all’interno dei Mercati Culturali Pordenone in via delle Caserme 2. Il centro culturale apre con “The Cosmic Prayer”, prima personale europea dell’artista giapponese Gak Yamada, visitabile fino al 14 giugno 2026.
Il progetto rientra nel percorso di avvicinamento a Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 e nasce dalla trasformazione di un ex supermercato di circa 800 metri quadrati in uno spazio destinato alla pratica, alla ricerca e alla diffusione della creatività contemporanea. L’iniziativa è frutto di una collaborazione tra pubblico e privato, con il coinvolgimento della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Pordenone.
Die Gelbe Wand si presenta come un luogo culturale con una vocazione internazionale, orientato in particolare alla fotografia contemporanea e alle sperimentazioni provenienti dai Paesi di lingua tedesca e dal Giappone. Secondo l’assessore alla Cultura del Comune di Pordenone Alberto Parigi, lo spazio fa parte dei progetti legati a Pordenone 2027 e resterà attivo anche dopo l’anno della Capitale, contribuendo a lasciare alla città nuove iniziative e nuovi luoghi culturali.
La mostra inaugurale, curata da Marco Minuz, introduce il pubblico alla ricerca di Gak Yamada, nato a Ehime nel 1973. Il suo lavoro si muove lungo il confine tra fotografia, pittura, materia e installazione, superando la semplice idea di immagine come testimonianza del reale. Le opere diventano superfici vive, trasformate da interventi fisici, processi di deterioramento, stratificazioni, acqua, fuoco, segni, testi e materiali.
Il percorso espositivo si apre con la serie “HIGAN”, tra le più vicine alla dimensione fotografica. Presentata su un’intera parete, la serie dialoga idealmente con “Addio alla fotografia” di Daido Moriyama, ma viene rielaborata da Yamada in una forma di visione simultanea, pensata per essere percepita come esperienza complessiva e non come sequenza da sfogliare.
Nelle altre sezioni della mostra emerge con maggiore forza il rapporto tra fotografia e pittura. Nella serie “Threshold”, l’immagine fotografica viene attraversata da elementi testuali e segni neri che sembrano parole, ma sfuggono alla leggibilità, trasformandosi in energia grafica e calligrafica. In altri lavori, l’artista sottopone le stampe a processi di immersione, sfregamento, esposizione agli agenti atmosferici, interventi con nastro adesivo, inchiostri acrilici, oro, argento e fuoco.
Il concetto di soglia è uno degli elementi centrali della ricerca di Yamada: il confine tra superficie e retro, visibile e invisibile, immagine e materia, fotografia e pittura. In questa tensione, l’opera non rappresenta soltanto qualcosa, ma diventa essa stessa luogo di trasformazione.
Nella seconda sala, il percorso si apre a light box e suono. Qui la ricerca dell’artista si concentra su una dimensione più immersiva, in cui visione e vibrazione sonora entrano in relazione. L’opera “Ku”, che significa “Cielo”, nasce dall’uso dello scanner come strumento di cattura dello spazio, in alternativa alla lente fotografica tradizionale. Il risultato è una percezione sospesa, in cui oggetti e materiali sembrano fluttuare in un vuoto indefinito.
Tra le opere più recenti figura la serie “Kankō”, nella quale le stampe deteriorate vengono ispessite con cartone e incise con un saldatore. I segni richiamano forme arcaiche di scrittura, dalle incisioni cuneiformi ai caratteri oracolari cinesi, suggerendo un legame tra immagine, gesto primordiale e necessità umana di lasciare traccia.
Con “The Cosmic Prayer”, Yamada propone dunque un percorso che attraversa distruzione, trasformazione e memoria della materia. La fotografia non è più soltanto immagine, ma superficie da interrogare, ferire, ricomporre e ascoltare.
Il progetto è organizzato da Mercati Culturali Pordenone, con il contributo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Pordenone, il sostegno di Hiroyuki Maki e il supporto tecnico di Suazes e Filare.
L’apertura di Die Gelbe Wand aggiunge a Pordenone un nuovo spazio dedicato alla ricerca visiva contemporanea, con l’obiettivo di costruire un ponte culturale tra Europa e Giappone e di accompagnare la città verso il 2027 attraverso nuove forme di produzione e fruizione artistica.

