Esiste un colore che definisce lo spirito di una terra e di chi la abita. Non è solo quello del vino che ne porta il nome, ma quello delle passioni, del lavoro e dei ricordi. Domenica 29 marzo, alle ore 19:00, il Teatro Padre Turoldo di Taranto apre le porte a “Rosso Primitivo”, una produzione che promette di emozionare e far riflettere sulla fragilità del presente.
Il palcoscenico della solitudine
Al centro della vicenda troviamo un protagonista d’altri tempi: un ex operaio, abituato alla fatica e alla concretezza della riparazione manuale, che si ritrova improvvisamente “straniero” in una società che non riconosce più. Chiuso nel perimetro del suo appartamento, l’uomo trasforma il suo isolamento in un flusso di coscienza vitale:
- Il passato: Le gru, le bitte del porto e l’identità di una Taranto che è mutata troppo velocemente.
- I legami: Dialoghi immaginari con i compagni che non ci sono più e il ricordo di amori mai dimenticati.
- La critica: Uno sguardo ironico e disincantato sulla “crudeltà gratuita” della modernità.
Nostalgia come resistenza
Lo spettacolo non si limita a guardare indietro con tristezza, ma propone la nostalgia come un atto di resistenza etica. Attraverso gli oggetti che popolano la scena e il battito di un cuore che non vuole arrendersi all’indifferenza, “Rosso Primitivo” diventa lo specchio di una generazione che ha costruito il mondo e che oggi cerca un senso tra i vicoli del proprio quartiere.
Il testo, curato dalla compagnia La Cricca, si inserisce nel solco del teatro di narrazione, capace di parlare direttamente alla pancia della città, toccando temi universali come l’emarginazione sociale e il valore della memoria storica.

