Esiste un’Italia che non è una nazione, ma una convenzione; un territorio frammentato dove la diffidenza e la paura dell’altro regnano sovrane. È questa la tesi provocatoria alla base di «4 5 6», lo spettacolo scritto e diretto dal compianto Mattia Torre, che martedì 17 marzo alle ore 21:00 andrà in scena all’auditorium TaTÀ di Taranto.
L’appuntamento, parte della stagione del Crest, riporta sul palco un lavoro diventato simbolo della drammaturgia contemporanea italiana, capace di fondere satira sociale e analisi antropologica con una scrittura graffiante e originale.
Una famiglia in trincea: tra sugo e odio
Ambientato in una valle isolata dal resto del mondo, lo spettacolo narra le vicende di una famiglia — padre, madre e figlio — che vive in uno stato di perenne conflitto e ignoranza. I protagonisti (interpretati da Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri e Cristina Pellegrino, con Giordano Agrusta) parlano un dialetto inventato, stretto e violento, specchio della loro chiusura mentale.
La trama si sviluppa attorno a un evento eccezionale: l’arrivo di un ospite atteso, l’uomo che potrebbe finalmente cambiare il destino dei tre. Per accoglierlo viene dichiarata una tregua, ma l’odio reciproco, la diffidenza verso l’ignoto e i vecchi rancori — simboleggiati da un sugo di pomodoro lasciato in eredità dalla nonna morta — rendono la pacificazione impossibile.
Dal teatro al cinema di Sorrentino
Il successo di «4 5 6» ha valicato i confini del palcoscenico per diventare un caso mediatico:
- In TV: Lo spettacolo è stato ripreso e valorizzato nel 2022 dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino per il progetto Rai «Sei pezzi facili».
- Il sequel: Ha avuto un seguito televisivo nel programma di Serena Dandini ed è diventato un libro dal titolo emblematico: «4 5 6 – Morte alla famiglia».
Mattia Torre, tra gli autori più incisivi degli ultimi decenni (noto anche per aver firmato la serie Boris), ribalta qui il mito della famiglia come rifugio protettivo, descrivendola invece come l’avamposto di un’arretratezza culturale che contamina l’intero Paese.
L’incontro con gli artisti
Come da tradizione per la stagione «Periferie», la serata non si concluderà con il calare del sipario. Al termine della rappresentazione, per il ciclo «Parliamone», gli attori resteranno in scena per un dialogo aperto con il pubblico, moderato dalla giornalista Marina Luzzi, per approfondire i temi e le tecniche di uno spettacolo che continua a interrogare la nostra identità collettiva.

