Nel 2025 il sistema delle imprese artigiane italiane ha mostrato un segno di stabilità dopo un lungo periodo di contrazione, con il totale di attività registrate che si è attestato a circa 1,23 milioni secondo i dati elaborati dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA). L’analisi, diffusa oggi in una nota, evidenzia come nell’ultimo anno la differenza tra iscrizioni e chiusure – al netto delle cessazioni d’ufficio da parte delle Camere di commercio – abbia segnato un saldo positivo di 187 unità, confermando un trend di tenuta della base produttiva artigiana.

Tuttavia, guardando al decennio 2016‑2025, il saldo complessivo resta negativo: nel periodo sono state perse circa 128mila imprese artigiane, un dato che racconta un lungo processo di trasformazione e difficoltà per numerose attività tradizionali italiane.


Un 2025 di tenuta, non di crescita

Secondo l’elaborazione dei dati di Unioncamere/Movimprese, il saldo sostanzialmente stabile delle imprese artigiane nel 2025 è legato in particolare alla riduzione delle chiusure rispetto agli anni precedenti. Nel periodo 2009‑2020, in cui si registrarono anche crisi economiche globali, la media annua delle cessazioni superava le 105mila unità; tra il 2021 e il 2024, invece, la media si è ridotta a poco più di 79mila cessazioni l’anno.

Questa diminuzione della mortalità d’impresa è letta da CNA come un segnale di maggiore capacità di adattamento delle piccole imprese artigiane, che hanno saputo resistere alle tensioni geopolitiche, alle difficoltà dei mercati e alla debolezza della domanda interna.


Situazione geografica eterogenea

Sebbene il quadro nazionale mostri una sostanziale stabilità, esistono notevoli differenze territoriali:

  • Nord‑Ovest: la quantità totale di imprese artigiane resta sostanzialmente invariata; in Lombardia si registra una lieve crescita (+0,2%), che compensa i cali di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria.
  • Nord‑Est: l’andamento è positivo in tutte le regioni, con un incremento significativo in Trentino‑Alto Adige (+1,5%).
  • Centro Italia: la situazione è più critica, con diminuzioni diffuse; in Toscana (-0,6%), Umbria (-0,7%) e Marche (-0,5%) si osserva un calo delle imprese.
  • Mezzogiorno: l’artigianato cresce marginalmente nel Meridione (+0,1%) e in modo più marcato nel Nord Est del Sud (cifre minori, ma positive). In particolare Sicilia (+0,4%) e Sardegna (+0,8%) segnano qualche segno più nel Mezzogiorno.

Questa eterogeneità riflette differenze strutturali nei tessuti produttivi regionali, nella vitalità economica locale e nella capacità di internazionalizzazione delle piccole imprese artigiane.


Le cause del declino decennale

L’analisi storica mostra che parte delle perdite di imprese artigiane negli ultimi dieci anni è riconducibile alla forte specializzazione di alcune attività nei settori manifatturiero e delle costruzioni, entrambi particolarmente esposti alle variazioni cicliche dell’economia. Nel 2013, ad esempio, il sistema artigiano segnò un saldo negativo di 27mila unità, mentre tra il 2012 e il 2014 le chiusure superarono spesso quota 20mila imprese l’anno.

Questi dati indicano come l’artigianato – pur rappresentando un elemento distintivo del Made in Italy – sia stato colpito da shock economici e difficoltà strutturali più marcate rispetto ad altri segmenti produttivi.


La posizione della CNA: modernizzare la legge quadro

Il presidente della CNA, Dario Costantini, ha commentato i dati sottolineando come la tenuta del sistema artigiano sia frutto di adattamento e resilienza, ma abbia al tempo stesso messo in evidenza la necessità di aggiornare il quadro normativo di riferimento.

“La legge quadro sull’artigianato risale al 1985 – ha affermato Costantini – e risulta ormai datata rispetto alle esigenze di un mercato fortemente trasformato da digitalizzazione, internazionalizzazione e nuove forme di lavoro. La delega al Governo per la riforma contenuta nella legge annuale sulle PMI rappresenta un’occasione importante per ridare slancio a un comparto essenziale dell’economia italiana”.

La modernizzazione normativa, secondo la CNA, dovrebbe favorire:

  • agevolazioni fiscali e burocratiche per le piccole imprese;
  • maggiore accesso al credito e all’innovazione tecnologica;
  • incentivi per l’internazionalizzazione;
  • strumenti di formazione e aggiornamento professionale.

Conclusioni

Il 2025 si chiude dunque con una fotografia sostanzialmente stabile per le imprese artigiane italiane, dopo anni di difficoltà e riduzioni significative. Nonostante la perdita di 128mila imprese negli ultimi dieci anni, la riduzione delle chiusure e una maggiore capacità di adattamento suggeriscono un potenziale per una fase più positiva. Tuttavia, restano forti disparità territoriali e sfide legate alla modernizzazione del quadro normativo e alle dinamiche globali dei mercati.

La richiesta di riforme strutturali avanzata dalla CNA potrebbe segnare un passo importante per sostenere un comparto che rappresenta una parte significativa delle identità produttive italiane e del valore aggiunto del sistema economico nazionale.

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