Un terremoto normativo e burocratico scuote la mobilità stradale italiana: emerge che solo circa mille autovelox su un totale di circa 11 000 installati su strade nazionali, regionali e provinciali risultano automaticamente omologati secondo i criteri fissati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), mentre circa 3 800 sono stati registrati sulla piattaforma telematica nazionale attivata lo scorso settembre.

La conferma, pubblicata tra fine gennaio e inizio febbraio dal Mit, offre finalmente un quadro verificabile degli strumenti in uso ma apre anche a un rischio diffuso di ricorsi amministrativi e giudiziari da parte degli automobilisti.

Dal censimento alla crisi di legittimità

Il censimento nazionale – introdotto con il decreto direttoriale 305/2025 e gestito tramite una piattaforma online – aveva l’obiettivo di portare trasparenza e certezza giuridica sull’utilizzo degli strumenti di controllo della velocità. Secondo la normativa, gli enti locali e le autorità di polizia stradale avevano un arco di tempo per trasmettere i dati tecnici (marca, modello, matricola, riferimento normativo) di ogni dispositivo. La mancata comunicazione avrebbe comportato, in teoria, l’inutilizzabilità degli autovelox stessi.

Tuttavia, come emerge dai dati definitivi, solo circa un terzo degli autovelox in Italia risulta attualmente censito, e di questi meno del 10 % rispetta automaticamente gli attuali requisiti di omologazione. Gli altri, pur registrati sulla piattaforma, non sono ancora pienamente verificati o completi dei requisiti normativi.

Il rischio “valanga” di ricorsi

Il risultato di questo stato di cose potrebbe essere una crescita massiccia di ricorsi da parte degli automobilisti multati da autovelox non omologati, in particolare alla luce di una serie di pronunce giurisprudenziali secondo cui gli apparecchi approvati ma non omologati non costituiscono prova valida per legittimare una multa. In passato, casi davanti ai giudici di pace hanno già visto confermare che l’omologazione è condizione necessaria per la validità delle sanzioni quando il cittadino impugna il verbale.

L’associazione Assoconsumatori e altri gruppi di tutela dei diritti dei cittadini stanno lanciando l’allarme: senza criteri di omologazione chiari e trasparenti, si rischia un contenzioso diffuso che coinvolgerà comuni, prefetture e autorità giudiziarie su scala nazionale. I ricorsi, secondo gli esperti, non sono più un’eccezione ma una possibilità concreta per chi imputa errori tecnico-burocratici negli strumenti di rilevazione.

Implicazioni per automobilisti e enti locali

I dati sollevano difficoltà operative per gli enti locali, che rischiano di vedere annullate numerose multe già elevate e di dover affrontare spese legali e contabili legate al contenzioso. Inoltre, l’incertezza normativa può avere effetti sulla sicurezza stradale: alcuni cittadini potrebbero sentirsi “coperti” dal rischio di annullamento delle sanzioni e decidere di superare i limiti di velocità con maggiore frequenza, come osservano i critici della situazione attuale.

Verso nuove regole e trasparenza

Il Mit ha già trasmesso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il testo del cosiddetto “decreto autovelox”, che sarà notificato alla Commissione Europea nell’ambito della procedura TRIS. Questo percorso richiede una fase di stand-still di 90 giorni prima dell’eventuale entrata in vigore delle nuove norme, lasciando tempo alle autorità europee e italiane di esprimere osservazioni.

Il governo ribadisce che l’obiettivo è trasformare gli autovelox in strumenti di prevenzione e sicurezza stradale, non in strumenti di fiscalizzazione generalizzata, ma il quadro rimane complesso e sotto forte contestazione da parte delle associazioni dei consumatori.

Il quadro normativo all’origine del caos

Il problema risale in gran parte a una sentenza della Corte di Cassazione del 2024, secondo cui le multe elevate con autovelox approvati ma non omologati sono nulle. Questo orientamento ha generato incertezze e contenziosi crescenti, spingendo i legislatori a cercare una soluzione normativa duratura.

In attesa che il nuovo decreto sia definitivamente adottato, la giurisprudenza vigente continua a favorire i ricorsi degli automobilisti, con il rischio che l’attuale stato di incertezza si traduca in una “valanga” di cause e annullamenti di sanzioni negli uffici giudiziari italiani — con impatti significativi sia per i cittadini sia per le finanze pubbliche.

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