Da alcune settimane si stanno moltiplicando in tutta Italia le segnalazioni relative a una truffa diffusa tramite WhatsApp, basata su messaggi che sembrano provenire da contatti reali presenti nella rubrica della vittima.

Il testo varia leggermente, ma lo schema è sempre lo stesso: una richiesta di denaro urgente, generalmente intorno agli 800 euro, accompagnata dalla promessa di restituzione entro poche ore.

I messaggi fanno riferimento a spese improvvise e plausibili, come il pagamento di un notaio, di cure dentistiche o di altre necessità immediate, facendo leva su un senso di urgenza che può indurre il destinatario ad agire senza le dovute verifiche. In alcuni casi viene indicato un IBAN su cui effettuare il bonifico o allegato un link per procedere rapidamente al pagamento.

Secondo le ricostruzioni più accreditate, i truffatori riescono a ottenere l’accesso agli account WhatsApp delle vittime, assumendone il controllo e utilizzando il profilo reale per contattare amici, familiari e colleghi. Proprio l’apparente affidabilità del mittente rende la truffa particolarmente insidiosa.

La Polizia Postale invita a prestare la massima attenzione e ricorda alcune semplici ma fondamentali precauzioni. In presenza di richieste di denaro ricevute via chat, è sempre consigliabile verificare l’autenticità del messaggio contattando direttamente la persona tramite una chiamata o un canale alternativo. È inoltre raccomandata l’attivazione della verifica in due passaggi su WhatsApp, che consente di aumentare il livello di protezione dell’account.

Tra le altre indicazioni fornite: bloccare e segnalare i messaggi sospetti direttamente dall’applicazione e avvisare tempestivamente il contatto qualora si sospetti che il suo account sia stato compromesso. Fondamentale anche non condividere mai codici di verifica, credenziali di accesso o informazioni personali, che potrebbero essere utilizzate per ulteriori tentativi di frode.

In un contesto in cui le truffe digitali sono sempre più sofisticate, mantenere un atteggiamento prudente e verificare ogni richiesta inattesa resta la principale forma di tutela, anche quando il messaggio sembra arrivare da una persona conosciuta.

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