L’interscambio commerciale dell’Italia con i Paesi extra Unione europea chiude il 2025 con segnali complessivamente positivi. Secondo le stime diffuse dall’Istat, a dicembre 2025 si registra un aumento congiunturale sia delle esportazioni (+1,5%) sia delle importazioni (+4,3%), confermando una dinamica vivace degli scambi internazionali nonostante un contesto globale ancora complesso.

Su base annua, il dato di fine anno evidenzia una netta inversione di tendenza per l’export, che cresce del 4,6%, dopo il calo registrato a novembre (-2,8%). Le importazioni, invece, segnano una riduzione dell’1,2%, trainata soprattutto dalla forte contrazione degli acquisti di prodotti energetici (-32,0%) e di beni strumentali (-10,3%). In controtendenza risultano le importazioni di beni di consumo non durevoli, come alimentari e prodotti per la cura della persona, in aumento del 26,7%, e quelle di beni intermedi, cresciute del 23,7%.

Il miglioramento del quadro complessivo si riflette anche sul saldo commerciale con i Paesi extra UE27, che a dicembre 2025 raggiunge un avanzo di 8,385 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 6,923 miliardi dello stesso mese del 2024. In particolare, il deficit energetico si riduce sensibilmente, passando da -5,080 miliardi a -3,513 miliardi di euro, mentre l’avanzo relativo ai prodotti non energetici si attesta a +11,899 miliardi, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.

Nel dettaglio mensile, l’aumento dell’export è sostenuto soprattutto dalle vendite di beni strumentali (+3,7%), seguite da energia (+11,0%), beni intermedi e beni di consumo durevoli (entrambi +2,4%). In calo, invece, le esportazioni di beni di consumo non durevoli (-2,2%). Dal lato delle importazioni, si registrano incrementi diffusi per quasi tutti i comparti, con un picco per i beni intermedi (+9,8%), mentre restano sostanzialmente stabili gli acquisti di beni di consumo non durevoli (-0,1%).

Guardando al quarto trimestre del 2025, rispetto al trimestre precedente, le esportazioni diminuiscono dello 0,8%, mentre le importazioni segnano una flessione più marcata (-1,8%), che interessa tutti i principali raggruppamenti merceologici ad eccezione dei beni intermedi.

Sul piano geografico, emergono forti differenze nelle dinamiche dell’export. Su base annua si registrano aumenti molto consistenti verso i Paesi Asean (+47,8%) e verso la Svizzera (+41,6%). Positive anche le esportazioni verso la Cina (+7,8%) e i Paesi Opec (+4,8%). In calo, invece, le vendite verso Turchia (-17,7%), Regno Unito (-10,5%), Paesi Mercosur (-9,6%) e Giappone (-7,3%), mentre risulta contenuta la flessione verso gli Stati Uniti (-0,4%).

Sul fronte delle importazioni, a dicembre 2025 la contrazione più rilevante riguarda gli acquisti dai Paesi Opec (-36,5%), seguiti da Svizzera (-20,1%), Paesi Asean (-5,9%) e Turchia (-1,8%). Al contrario, crescono in modo significativo le importazioni dagli Stati Uniti (+61,1%) e dai Paesi Mercosur (+45,4%), a conferma di un rafforzamento dei flussi commerciali transatlantici e sudamericani.

Accanto ai dati sul commercio estero, l’Istat segnala anche un quadro più prudente per l’andamento interno. A novembre 2025, il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, registra una lieve diminuzione congiunturale dello 0,1% in valore e dell’1,1% in volume. Anche il settore dei servizi mostra una flessione (-0,6% in valore e -0,5% in volume). Su base annua, tuttavia, il fatturato industriale risulta stabile in valore e in lieve crescita in volume (+0,5%).

Nel complesso, i dati delineano un’economia che, pur mostrando segnali di rallentamento in alcuni comparti interni, beneficia di una ripresa degli scambi con i mercati extra europei, con un saldo commerciale in miglioramento e una progressiva riduzione della dipendenza energetica. Un equilibrio ancora fragile, ma che conferma il ruolo strategico del commercio internazionale per la crescita del sistema produttivo italiano.

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