Le speranze del governo di chiudere in anticipo la partita con Bruxelles si sono scontrate con i numeri ufficiali. Eurostat ha certificato stamattina che il rapporto deficit-PIL dell’Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, superando la soglia psicologica e normativa del 3%.
Questo dato, confermato anche dall’Istat, blinda di fatto l’Italia all’interno della procedura per disavanzo eccessivo. La decisione formale della Commissione UE è attesa per il 3 giugno, ma il verdetto tecnico di oggi lascia poco spazio a interpretazioni ottimistiche.
Debito in salita: il confronto europeo
Non è solo il deficit a preoccupare i mercati e le istituzioni europee. Il debito pubblico italiano ha ripreso a correre, passando dal 134,7% del 2024 al 137,1% del 2025.
Mentre la Grecia, pur restando maglia nera, mostra una tendenza virtuosa alla discesa, l’Italia si conferma al secondo posto per indebitamento nell’Unione:
| Paese | Debito/PIL 2025 | Trend rispetto al 2024 |
| Grecia | 146,1% | In calo (da 154,2%) |
| Italia | 137,1% | In aumento (da 134,7%) |
| Francia | 115,6% | In aumento (da 112,6%) |
Cosa comporta la procedura d’infrazione?
Restare “sotto esame” non è solo una questione di reputazione, ma ha ricadute economiche e politiche concrete:
- Vincoli di spesa: L’Italia riceverà raccomandazioni stringenti sul contenimento della spesa pubblica netta.
- Fondi comunitari: L’accesso ad alcune linee di finanziamento europeo potrebbe essere limitato.
- Il nodo Difesa: L’uscita dalla procedura avrebbe permesso di attivare una clausola per “scorporare” gli investimenti nella Difesa (circa 12 miliardi in tre anni) dal calcolo della spesa netta. Senza questo aiuto, rispettare gli impegni con la NATO diventerà un esercizio di equilibrio finanziario estremo.
La guerra dei decimali: 2,95% o 2,99%?
Dietro la politica c’è una sottile questione tecnica. Per Eurostat, per essere considerato “sotto il 3%”, il deficit dovrebbe essere inferiore al 2,95% (per via degli arrotondamenti). Tuttavia, la Commissione Europea ha lasciato intendere che potrebbe valutare positivamente anche un 2,99%, se accompagnato da prospettive di rientro credibili. Purtroppo per via XX Settembre, il 3,1% registrato è troppo lontano da entrambi i parametri per sperare in uno sconto.
