Nel Padiglione Venezia l’installazione sonora del compositore unisce musica, tecnologia e interazione con il pubblico. Ogni 55 minuti l’opera prende vita, trasformando il ricordo in esperienza sonora.

Un pianoforte immerso in un paesaggio subacqueo, capace di suonare anche quando l’artista non è presente. È questa l’immagine centrale di “SommersiVo”, l’installazione sonora di Dardust, nome d’arte del pianista, compositore e produttore Dario Faini, inserita nel progetto espositivo “Note persistenti” al Padiglione Venezia della Biennale Internazionale d’Arte.

L’opera, visitabile in laguna fino al 22 novembre, nasce dalla collaborazione con lo scenografo Paolo Fantin e con il supporto tecnologico di H-Farm e Cisco. Al centro del progetto c’è un pianoforte dotato del sistema Steinway-Spirio, tecnologia di auto-riproduzione ad alta risoluzione che non si limita a registrare il suono, ma conserva la meccanica dell’esecuzione: pressione dei tasti, dinamiche, intenzione del gesto.

Ogni 55 minuti lo strumento si attiva autonomamente e restituisce la composizione originale di Dardust, come se l’artista fosse ancora lì. Il risultato è una presenza sonora che attraversa lo spazio e il tempo, trasformando la performance in una traccia viva, capace di ripetersi senza perdere la propria forza evocativa.

Il riferimento dichiarato è a “La cattedrale sommersa” di Claude Debussy, ma “SommersiVo” dialoga soprattutto con Venezia, città costruita sull’equilibrio tra ciò che affiora e ciò che resta nascosto. Il titolo gioca sul doppio significato di “sommerso” e “sovversivo”: da un lato richiama la dimensione acquatica e stratificata della città, dall’altro suggerisce la forza del suono come elemento capace di resistere, riemergere e modificare la percezione del presente.

L’installazione non si limita però alla composizione registrata. “SommersiVo” è pensata come un’opera in due atti: alla parte musicale si affianca una componente interattiva che coinvolge direttamente i visitatori. Il pubblico può lasciare un proprio ricordo attraverso uno schermo; quel pensiero viene analizzato dall’intelligenza artificiale e associato a uno dei temi musicali creati da Dardust per dieci diverse emozioni.

Il pianoforte risponde così in tempo reale, generando ogni volta una restituzione sonora diversa. L’esperienza diventa personale, mutevole, irripetibile: non solo ascolto, ma scambio tra memoria individuale, tecnologia e gesto artistico.

Per Dardust, l’opera rappresenta anche una riflessione sul rapporto tra musica e altre arti. Il compositore, da sempre vicino al dialogo con scenografia, design e arti visive, costruisce qui un ambiente in cui il pianoforte non è soltanto strumento, ma corpo scenico, oggetto sospeso, presenza che emerge da una profondità simbolica.

Il progetto arriva in un momento intenso del percorso dell’artista, reduce dall’Urban Impressionism Tour tra Italia ed Europa e autore della colonna sonora dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Dardust ha inoltre firmato musiche per il cinema e per il teatro, confermando una ricerca sempre più trasversale tra linguaggi diversi.

Guardando al futuro, il compositore immagina anche un nuovo disco e non esclude che possa nascere proprio a Venezia, città che continua a offrirgli suggestioni, vibrazioni e possibilità creative.

Con “SommersiVo”, Dardust porta alla Biennale un’opera che non celebra soltanto il suono, ma la sua capacità di restare. Una musica che non finisce quando l’artista si allontana, ma continua a muoversi come un ricordo sotto la superficie, pronta a riemergere ogni volta che qualcuno decide di ascoltare.

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