Fino al 2 agosto la prima personale della designer di Pentagram. Un viaggio che trasforma statistiche e algoritmi in racconti intimi e narrazioni visive.
Siamo abituati a pensare ai dati come a qualcosa di freddo, astratto e puramente tecnologico. Giorgia Lupi, designer di fama mondiale e partner dello studio Pentagram a New York, è qui per smentirci. Da domani, 30 aprile, fino al 2 agosto 2026, le Gallerie d’Italia di Vicenza ospitano “Giorgia Lupi. L’umanesimo dei dati”, una mostra che sposta l’accento dai numeri alle persone.
Curata dall’Associazione Illustri e promossa da Intesa Sanpaolo, l’esposizione (presentata oggi in anteprima) celebra il concetto di “Data Humanism”: l’idea che dietro ogni punto su un grafico ci sia una storia, un’emozione o un’esperienza vissuta.
Dalla carta al digitale: il gesto che precede il codice
Uno degli aspetti più affascinanti del percorso espositivo è la riscoperta del lavoro manuale. Nella visione di Lupi, la tecnologia non è il punto di partenza, ma uno strumento per amplificare il messaggio.
- Il processo creativo: Disegni a matita, bozzetti su carta e gesti artigianali mostrano come nasce la visualizzazione dei dati prima di finire sullo schermo.
- Empatia e rigore: La mostra dimostra come si possa essere scientificamente rigorosi pur mantenendo una forte componente poetica.
- Temi universali: Il percorso tocca nodi cruciali come la salute, la memoria personale, il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali.
Le Opere Chiave in Mostra
| Titolo dell’Opera | Tema Trattato |
| Dear Data | Corrispondenza creativa basata sui dati quotidiani |
| Bruises | Una narrazione visiva della malattia e del dolore |
| The Room of Change | Il mutamento ambientale raccontato attraverso i pattern |
| Inequalities | Analisi visiva delle disparità sociali contemporanee |
| 1374 Days | Memoria e scorrere del tempo |
Un dialogo aperto con l’Intelligenza Artificiale
La rassegna non si limita all’osservazione passiva. In una sala dedicata specificamente all’Intelligenza Artificiale, il visitatore è chiamato a diventare parte dell’opera. In questo spazio interattivo, il pubblico può lasciare un segno, un disegno o un pensiero che descriva il proprio rapporto personale con l’IA, contribuendo a creare un “dato collettivo” in tempo reale.
“Restituire ai dati una dimensione umana significa trasformare la complessità in comprensione. Non sono solo numeri, sono storie che parlano di noi.”
