L’Indice di percezione della corruzione (CPI) 2025, pubblicato oggi da Transparency International, fotografa un quadro critico anche per l’Italia: il Paese continua a peggiorare la propria posizione nella classifica globale, confermando la 52ª posizione su 182 Paesi/territori e la 19ª tra i Paesi dell’Unione Europea.


I numeri del CPI 2025 per l’Italia

Secondo il rapporto internazionale:

  • Punteggio dell’Italia: 53/100, in calo rispetto al 54 dell’anno precedente.
  • Classifica mondiale: 52ª posizione su 182 Paesi, con 0 che indica alto livello di corruzione percepita e 100 il contrario.
  • Classifica europea: 19ª nell’Unione Europea, mentre la media Ue si attesta su 62/100.
  • Ocse: 31ª su 38 Paesi.

Il punteggio italiano è stato uno dei pochi a calare anche dopo anni di progressi; il precedente calo significativo risaliva a un’inversione di tendenza osservata già nel 2024, interrompendo una crescita di oltre un decennio.


Perché il punteggio è diminuito: fattori critici segnalati

Transparency International sottolinea come l’indebolimento delle misure anticorruzione in Italia sia uno dei fattori che ha influito negativamente sulla percezione della corruzione nel settore pubblico. In particolare, l’organizzazione mette in evidenza la depnalizzazione dell’abuso d’ufficio, una delle norme chiave indebolite negli ultimi anni, come elemento che ha diminuito l’efficacia degli strumenti di prevenzione e contrasto.

Queste criticità si inseriscono in un contesto più ampio, in cui la percezione di corruzione è in aumento a livello globale. Secondo il rapporto 2025 di Transparency International, la media mondiale del CPI è scesa a 42/100, e oltre 122 Paesi su 182 ottengono un punteggio inferiore a 50, segnalando che la corruzione percepita è diffusamente alta nel settore pubblico.


Trend globali e confronti internazionali

Il report globale evidenzia alcune tendenze rilevanti:

  • La media mondiale del CPI è in calo, segnando una diminuzione della fiducia nelle istituzioni pubbliche in molte aree del mondo.
  • Paesi noti per basse percezioni di corruzione, come Danimarca (punteggio 89), mantengono posizioni di eccellenza, ma sono sempre meno numerosi.
  • Persino democrazie consolidate come Stati Uniti (64), Regno Unito (70) o Francia (66) mostrano un lieve peggioramento nelle rispettive valutazioni, riflettendo una tendenza più ampia di aumento del rischio percepito di corruzione.

Questo andamento dimostra che la percezione di corruzione non è solo un problema italiano, ma riguarda molte società in tutto il mondo, dove fattori istituzionali, sociali e politici influenzano le valutazioni sulla trasparenza e sull’integrità delle istituzioni pubbliche.


Che cosa significa questo per l’Italia

Il mantenimento di una posizione non brillante nel CPI evidenzia alcune sfide strutturali per l’Italia:

  • Riforme anticorruzione: la necessità di rafforzare strumenti legislativi e pratiche di controllo.
  • Trasparenza e responsabilità pubblica: un’attenzione più incisiva a pratiche amministrative aperte e responsabili.
  • Cultura pubblica e percezione sociale: ridurre la percezione di corruzione richiede anche un impegno culturale diffuso e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Verso un miglioramento?

Il CPI resta uno strumento essenziale per monitorare e confrontare le percezioni di corruzione tra Paesi e per stimolare discussioni pubbliche e politiche su legalità, trasparenza e buona governance. I risultati della classifica del 2025 sottolineano che l’Italia non è isolata nel suo arretramento, ma la situazione richiede una riflessione profonda su come rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto alla corruzione nel settore pubblico.

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