Addio al modello del paziente medio: l’Agenzia Italiana del Farmaco punta su farmacogenomica e IA per garantire terapie più sicure ed efficaci come diritto universale.
Il modello della medicina tradizionale, basato su prescrizioni standardizzate per un ipotetico “paziente medio”, si avvia al tramonto. Un nuovo dossier dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) delinea il passaggio verso una medicina di precisione, capace di adattare diagnosi e cure alle specifiche caratteristiche genetiche, cliniche e ambientali di ogni singolo individuo.
Il passaporto farmacogenomico: una carta d’identità per la vita
L’esigenza nasce dall’evidenza scientifica secondo cui pazienti con la stessa patologia reagiscono in modo differente alle medesime cure a causa di variabili quali età, genere, corporatura e patrimonio genetico. Il cuore di questa rivoluzione è la farmacogenomica, che studia come le varianti del DNA influenzino l’assorbimento, l’efficacia e la tossicità dei farmaci.
- Obiettivo: Ridurre l’impiego di terapie inefficaci o potenzialmente dannose.
- Strumenti: Utilizzo di bioinformatica e intelligenza artificiale per analizzare proteine ed enzimi codificati dai geni.
- La visione di AIFA: Il Presidente Robert Nisticò propone un “passaporto farmacogenomico”, una vera carta d’identità genetica che accompagni il paziente per tutta la vita, migliorando la sicurezza dei trattamenti.
Dall’oncologia alla gestione delle cronicità
Se in oncologia la medicina di precisione è già una realtà consolidata, con terapie mirate che affiancano la chemioterapia, la nuova sfida riguarda le malattie croniche. Con l’invecchiamento della popolazione, il fenomeno della “politerapia” è critico: in Italia, il 68% degli over 65 assume almeno cinque farmaci diversi contemporaneamente.
Per rispondere a questa complessità emerge la prescrittomica, una disciplina che integra dati molecolari e ambientali per minimizzare i rischi legati alle interazioni farmacologiche. “La sfida è prescrivere meglio, non di più”, sottolinea Nisticò, ribadendo che l’accesso a queste tecnologie non deve essere un lusso, ma un diritto equo e sostenibile per tutti i cittadini.
