Il 2026 si apre con un segnale positivo per il mondo dell’editoria italiana, ma all’orizzonte restano nuvole tutt’altro che leggere. Nei primi quattro mesi dell’anno, il mercato dei libri di varia, tra narrativa e saggistica vendute nei canali trade, registra una crescita del +2,5% a copie e del +3,8% a valore rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tradotto in numeri, significa 740mila copie in più acquistate e una spesa complessiva salita di 16,4 milioni di euro. Un avvio incoraggiante, che però non basta a dissipare le preoccupazioni di un settore ancora esposto alle oscillazioni economiche.
A fare da motore in questa prima fase sono stati soprattutto gli acquisti delle biblioteche, sostenuti dal fondo da 60 milioni di euro promosso dal ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Una vera boccata d’ossigeno”, la definisce Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione Italiana Editori.
Ma il quadro resta fragile. “Sui consumi delle famiglie continuano a pesare inflazione e incertezza sul futuro”, avverte Cipolletta. E nonostante il buon avvio, le previsioni parlano di un anno complesso per l’intero comparto.
Proprio per analizzare scenari e tendenze, il tema sarà al centro dell’incontro “Dove sta andando il mercato del libro nel 2026?”, in programma il 15 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino. Un appuntamento che riunirà editori, analisti e protagonisti del settore per fare il punto sull’evoluzione dei consumi e sulle nuove dinamiche della domanda.
A moderare il confronto sarà la giornalista Sabina Minardi, mentre sul palco si alterneranno rappresentanti dei principali gruppi editoriali italiani, tra cui Alessandra Carra, Andrea Giunti, Filippo Guglielmone e Stefano Mauri.
Un confronto che promette di andare oltre i numeri, per leggere tra le righe di un mercato che cresce, sì, ma con il fiato corto. Un po’ come un lettore appassionato che continua a sfogliare pagine, anche quando il vento dell’incertezza prova a chiudere il libro.
