La sfida per il controllo di Warner Bros. Discovery entra in una fase decisiva. Netflix ha annunciato ufficialmente di non voler rilanciare la propria offerta per l’acquisizione degli studi e delle attività streaming del gruppo, lasciando campo libero a Paramount Global, controllata da Skydance Media.
La decisione del colosso dello streaming rappresenta una svolta inattesa nella battaglia tra i grandi player dell’intrattenimento mondiale e ridisegna gli equilibri dell’industria audiovisiva statunitense.
Perché Netflix ha fatto un passo indietro
Il dietrofront è arrivato dopo che il consiglio di amministrazione di Warner ha comunicato come l’offerta presentata da Paramount fosse superiore rispetto all’accordo precedentemente raggiunto con Netflix. Di fronte al nuovo prezzo richiesto e alle condizioni economiche aggiornate, i vertici della società californiana hanno scelto di non proseguire nella corsa, ritenendo l’operazione non più coerente con i propri parametri di sostenibilità finanziaria e ritorno sull’investimento.
La scelta è maturata in un momento simbolico: il giorno della visita alla Casa Bianca del co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos. Warner, dichiarando superiore la proposta concorrente, aveva di fatto aperto a una possibile battaglia al rialzo. Ma Netflix ha preferito evitare un’escalation dei costi.
La strategia di Paramount: integrazione totale
Diversamente dalla proposta di Netflix, l’offerta di Paramount punta a un’integrazione completa di tutte le attività di Warner, includendo non solo gli studi cinematografici e le piattaforme digitali, ma anche asset televisivi strategici come CNN e Discovery.
In caso di via libera definitivo, CNN finirebbe sotto lo stesso tetto di CBS, già parte del gruppo Paramount. L’operazione sancirebbe inoltre l’unione di due degli ultimi cinque grandi studi cinematografici storici ancora attivi a Hollywood, dando vita a un polo mediatico di dimensioni imponenti.
Un’offerta da 31 dollari per azione
Paramount inseguiva Warner da mesi senza successo: le precedenti proposte erano state respinte perché ritenute insufficienti o prive di adeguate garanzie. L’ultima offerta, invece, ha convinto il board di Warner grazie a un corrispettivo di 31 dollari per azione e al sostegno finanziario garantito da Larry Ellison, fondatore di Oracle Corporation e figura chiave dell’operazione.
A guidare Paramount è il figlio, David Ellison, amministratore delegato del gruppo e protagonista della strategia di consolidamento.
Un matrimonio destinato a cambiare Hollywood
Il mercato attende ora le mosse formali che potrebbero portare alla chiusura di quella che si preannuncia come una delle fusioni più significative del decennio nel settore dei media globali. Se l’accordo dovesse concretizzarsi, nascerebbe un conglomerato capace di integrare cinema, informazione, intrattenimento televisivo e piattaforme streaming in un unico ecosistema competitivo, pronto a sfidare gli altri giganti dell’industria audiovisiva internazionale.

