Inaugurata lo scorso 29 aprile a Roma la mostra “Uno, cinque, dodici”. Tra diorama intimi e una biblioteca di mille volumi, il percorso celebra il compleanno del riconoscimento più ambito d’Italia.
Il Premio Strega compie ottant’anni e si mette a nudo in una mostra che ne esplora l’anima bifronte: quella mondana delle sfilate a via Veneto e quella segreta del salotto Bellonci. Dallo scorso 29 aprile 2026, il MACRO di Roma ospita “Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega”, un viaggio visivo e bibliografico curato da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano.
L’allestimento, firmato dallo studio Supervoid, trasforma una sala del museo in una scatola magica che racchiude la storia della letteratura italiana dal 1947 — anno del trionfo di Ennio Flaiano — fino ai giorni nostri.
La stanza dei libri e i diorama della memoria
Al centro della scena troneggia una “biblioteca ideale” foderata da oltre mille volumi. La struttura espone i dorsi dei vincitori e, in un gioco di gerarchie letterarie, i titoli delle “cinquine” che hanno segnato ogni edizione. Si passa così dalla vittoria di Cesare Pavese (1950) a quella storica di Elsa Morante (1957, prima donna a trionfare), fino al più recente successo di Andrea Bajani con L’anniversario (2025).
Ma il vero cuore della mostra è il diorama dedicato a Maria Bellonci. Quattro finestre si aprono sulla dimensione privata della fondatrice:
- Lo studiolo: La poltroncina, la macchina per scrivere e i ritratti di famiglia ricostruiscono quella “casa foderata di libri” dove tutto ebbe inizio.
- Le dinamiche di potere: Attraverso i collage di Leda Mastrocinque, emerge il volto più “crudo” del premio, fatto di alleanze e tensioni tra gli Amici della Domenica.
- I cimeli: In esposizione l’urna di cartone decorata da Mino Maccari e le striscioline di carta con le firme autografe dei giurati, disposte come petali su un vassoio.
Tra icone pop e cronaca spietata
Un nastro fotografico corre lungo il perimetro della stanza, proiettando lo spettatore nel glamour degli anni d’oro: Claudia Cardinale, Pasolini, Moravia e Benedetta Barzini sorridono e discutono tra un voto e l’altro.
Accanto alla mondanità, spazio alla curiosità storica, come i ritagli di giornale dell’epoca. Spicca quello del 1967 dedicato ad Anna Maria Ortese, descritta come “nascosta e spaurita in un bar” per sfuggire alla folla e alla tensione della cerimonia. Viene celebrato anche Guido Alberti, il produttore del celebre liquore, che portò nel premio un tocco di attorialità e visione imprenditoriale.
