La Federazione degli agenti immobiliari chiede più attenzione ai fabbisogni reali dei territori, valori calmierati aderenti al mercato, garanzie per gli investitori e procedure più semplici
Il nuovo Piano casa arriva al centro del confronto parlamentare. La FIAIP, Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, è stata ascoltata in audizione presso la Commissione Ambiente della Camera dei deputati, dove ha presentato le proprie osservazioni sul decreto-legge del 7 maggio 2026 dedicato alle misure urgenti per l’emergenza abitativa.
Il provvedimento nasce con l’obiettivo di rispondere alla crescente difficoltà di accesso alla casa che riguarda giovani, famiglie, studenti universitari, lavoratori fuori sede e nuclei economicamente più fragili. Un tema sempre più centrale nelle grandi città, ma anche nei territori in cui l’offerta abitativa accessibile non riesce a tenere il passo con la domanda.
La Federazione ha espresso apprezzamento per l’impostazione generale del decreto, che punta ad ampliare l’offerta di abitazioni a costi sostenibili attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione urbana, il contenimento del consumo di suolo e il ricorso a forme di collaborazione tra pubblico e privato.
Secondo FIAIP, tuttavia, la riuscita del Piano casa dipenderà soprattutto dalla capacità di leggere correttamente i fabbisogni abitativi dei diversi territori. Non basta prevedere risorse o strumenti generali: serve conoscere in modo preciso il mercato locale, i livelli reali dei canoni, la domanda effettiva e la sostenibilità economica degli interventi.
«Il successo del Piano casa non dipenderà solo dalle risorse stanziate, ma dalla capacità del sistema di individuare correttamente i fabbisogni abitativi», ha dichiarato il presidente nazionale FIAIP Fabrizio Segalerba, sottolineando anche la necessità di verificare l’aderenza dei valori calmierati ai valori di mercato e di semplificare i processi di attuazione del decreto.
Nel corso dell’audizione, la Federazione ha presentato cinque proposte emendative per rafforzare l’efficacia del provvedimento. Una delle richieste principali riguarda il coinvolgimento stabile delle associazioni rappresentative degli agenti immobiliari nella Cabina di monitoraggio prevista dal decreto. L’obiettivo è mettere a disposizione competenze e dati utili per valutare i fabbisogni, seguire l’andamento dei canoni, definire valori calmierati realistici e garantire maggiore trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato.
Per FIAIP, anche il coinvolgimento delle associazioni iscritte al CNEL nella definizione dei canoni calmierati può contribuire a evitare distorsioni, rendendo gli interventi più sostenibili e più coerenti con le dinamiche reali del mercato immobiliare.
Un altro punto riguarda l’estensione del Fondo morosità agli alloggi sociali e convenzionati a canone calmierato. La misura, secondo la Federazione, sarebbe importante per aumentare la fiducia degli investitori privati e istituzionali, rendendo più bancabili gli interventi di housing accessibile e favorendo l’ingresso di nuovi capitali nel settore.
FIAIP propone inoltre che almeno il 70% dei proventi derivanti dalle alienazioni di edilizia residenziale pubblica venga reinvestito nello stesso territorio regionale per recuperare, mantenere o realizzare nuovi alloggi sociali. Una scelta che, nelle intenzioni della Federazione, servirebbe a evitare l’impoverimento dello stock abitativo pubblico e a garantire continuità alle politiche per la casa.
Infine, viene posta l’attenzione sulla semplificazione dell’accesso agli archivi edilizi, catastali e ipotecari, anche attraverso strumenti digitali. Rendere più rapide le verifiche documentali e le due diligence consentirebbe di accelerare i processi di rigenerazione urbana, ridurre le incertezze giuridiche e favorire una più veloce circolazione degli immobili.
Il contributo della FIAIP punta dunque a rendere il Piano casa non solo uno strumento di sostegno sociale, ma anche una politica realmente attuabile, capace di collegare obiettivi pubblici, sostenibilità economica e conoscenza concreta del mercato.
La sfida, ora, sarà trasformare il decreto in un percorso operativo efficace, in grado di aumentare l’offerta abitativa accessibile senza creare nuovi squilibri e senza rallentare gli interventi con procedure troppo complesse. Perché il diritto alla casa, oggi, passa anche dalla capacità di costruire regole chiare, dati affidabili e una collaborazione stabile tra istituzioni, operatori e territori.

