Il nuovo Piano Casa riporta al centro del dibattito strumenti come rent to buy e cohousing, considerati possibili leve per ampliare l’accesso all’abitazione, favorire il recupero del patrimonio immobiliare esistente e sostenere modelli abitativi più flessibili e inclusivi.

Dopo l’approvazione del pacchetto di misure da parte del Consiglio dei ministri, il Consiglio Nazionale del Notariato ha espresso la propria disponibilità a fornire un contributo tecnico e operativo affinché questi istituti possano avere uno sviluppo concreto e diventare realmente accessibili ai cittadini. Il Piano Casa punta a contrastare l’emergenza abitativa attraverso interventi di riqualificazione del patrimonio pubblico e misure per promuovere l’edilizia integrata, con l’obiettivo di rendere disponibili circa 100mila alloggi in dieci anni.

Il rent to buy, ricordano i notai, è un contratto che consente di prendere in locazione un immobile pagando un canone periodico in vista di un successivo acquisto. Uno strumento pensato per agevolare l’accesso alla proprietà da parte di chi non dispone subito della liquidità necessaria o non può ricorrere immediatamente al credito bancario. Per il Notariato, però, l’istituto ha bisogno di una revisione di alcuni meccanismi, a partire dalla disciplina fiscale, oggi ritenuta complessa e penalizzante.

L’obiettivo è rendere il rent to buy più semplice, conveniente e utilizzabile, evitando che resti una soluzione teoricamente interessante ma poco praticata. Una maggiore chiarezza normativa e fiscale potrebbe infatti favorire l’incontro tra domanda e offerta, soprattutto in una fase in cui molte famiglie, giovani e lavoratori faticano ad accedere al mercato immobiliare tradizionale.

Altro tema centrale è il cohousing, modello abitativo fondato sulla condivisione di spazi e servizi, che può rappresentare una risposta a bisogni sociali sempre più diffusi. Secondo il Notariato, il cohousing può contribuire alla riduzione del consumo di suolo, alla rigenerazione urbana attraverso la riqualificazione del patrimonio esistente, alla diminuzione dei costi di vita e al rafforzamento delle relazioni sociali. Benefici particolarmente significativi anche per gli anziani, in termini di sicurezza, assistenza e qualità della vita.

Il Piano Casa valorizza anche il cosiddetto terzo pilastro, legato all’ingresso dei privati nell’edilizia convenzionata, con alloggi a prezzi di acquisto o canoni di locazione calmierati. In questo ambito il Notariato ha manifestato la propria disponibilità a ridurre gli onorari, considerando la rilevanza sociale degli interventi e la necessità di contenere i costi per cittadini e famiglie.

Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale come decreto-legge n. 66/2026 ed entrato in vigore l’8 maggio 2026, si inserisce in un quadro di interventi destinati a rispondere alla crescente difficoltà abitativa, puntando su recupero dell’edilizia residenziale pubblica, edilizia sociale, investimenti privati e semplificazione delle procedure.

Per il Notariato, la sfida sarà trasformare gli strumenti previsti dal Piano in percorsi realmente praticabili. Non solo norme, quindi, ma soluzioni operative capaci di accompagnare cittadini, imprese e istituzioni nella costruzione di nuove forme dell’abitare.

La disponibilità dei notai a collaborare sul piano tecnico e a contenere i costi professionali rappresenta un segnale in questa direzione: rendere più accessibili contratti, procedure e modelli abitativi che, se semplificati e sostenuti adeguatamente, potrebbero contribuire a dare risposte concrete alla domanda di casa e alla rigenerazione dei territori.

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