La Rete delle professioni tecniche valuta positivamente l’intervento del governo, ma richiama la necessità di coordinamento normativo, semplificazione amministrativa e integrazione con sicurezza, energia e sostenibilità.

La Rete delle professioni tecniche esprime una valutazione positiva sul piano casa del governo, considerandolo un intervento importante per affrontare l’emergenza abitativa, sostenere il recupero del patrimonio edilizio esistente e favorire nuovi programmi di rigenerazione urbana.

Allo stesso tempo, però, dagli Ordini professionali arriva una richiesta chiara: perché il piano possa produrre effetti concreti, servono procedure amministrative più semplici, coordinate e trasparenti, insieme a un quadro regolatorio stabile. Il rischio, secondo la Rete, è che la complessità degli interventi previsti possa essere frenata da sovrapposizioni normative, incertezze applicative e percorsi autorizzativi non omogenei.

La posizione è stata illustrata nel corso di un’audizione parlamentare dalla Rpt, associazione fondata nel 2013 che riunisce otto Consigli nazionali di Ordini e Collegi professionali. A rappresentarla sono stati Sergio Comisso, del Consiglio nazionale dei periti industriali, e Daniele Mercuri, dell’Ordine dei geologi.

Secondo la Rete, il piano casa può rappresentare uno strumento utile non solo per aumentare la disponibilità abitativa, ma anche per intervenire sulla qualità del patrimonio edilizio, valorizzare immobili pubblici e privati, contrastare il degrado urbano e accompagnare processi di rigenerazione dei territori.

Per raggiungere questi obiettivi, tuttavia, le professioni tecniche chiedono di essere coinvolte nella cabina di monitoraggio, soprattutto per individuare gli interventi di maggiore complessità, definire gli indirizzi generali, stabilire le priorità territoriali e tipologiche e contribuire alla valorizzazione del patrimonio pubblico.

Il punto centrale riguarda la necessità di collegare il piano casa a una visione più ampia delle politiche urbane. Non basta costruire o recuperare edifici: occorre integrare gli interventi abitativi con l’efficientamento energetico, la mitigazione del rischio sismico, la prevenzione del rischio idrogeologico e gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

In questa prospettiva, il ruolo di tecnici, progettisti e professionisti diventa essenziale per garantire interventi sicuri, coerenti con le caratteristiche dei territori e realmente utili alle comunità. La Rete sottolinea infatti che ogni piano di rigenerazione deve tenere conto non solo dell’urgenza abitativa, ma anche della sicurezza degli edifici, della qualità urbana e della capacità delle città di adattarsi ai cambiamenti climatici e sociali.

Il messaggio delle professioni tecniche è dunque favorevole ma prudente: il piano casa può essere un’occasione significativa, a condizione che venga accompagnato da regole chiare, tempi certi, coordinamento tra livelli istituzionali e strumenti operativi capaci di evitare blocchi burocratici.

Per gli Ordini, la sfida è trasformare l’intervento in una politica strutturale, capace di dare risposte all’emergenza abitativa senza rinunciare alla qualità progettuale, alla sicurezza e alla sostenibilità del patrimonio edilizio italiano.

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