Addio al vecchio modello? Il decreto punta su Case di Comunità e scelta volontaria tra convenzione e dipendenza. Ma la Fimmg insorge: “Riforma pericolosa”.

Il governo accelera sulla profonda riorganizzazione della medicina territoriale. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha presentato alla Conferenza delle Regioni la bozza del decreto-legge che punta a trasformare radicalmente il ruolo dei medici di medicina generale (MMG), trasformandoli nel pilastro centrale delle nuove Case di Comunità.

L’obiettivo dichiarato è l’efficienza: alleggerire la pressione sugli ospedali e offrire ai cittadini, specialmente i più fragili, un’assistenza di prossimità entro il 30 giugno 2026, data limite per la piena operatività delle strutture PNRR.

Cosa prevede il decreto: dipendenza e stipendi

La novità più rilevante riguarda lo stato giuridico del medico di base, finora professionista convenzionato con le ASL.

  • Dipendenza Volontaria: I medici potranno scegliere, su base non obbligatoria, di diventare dipendenti pubblici a tutti gli effetti, parificando il loro status a quello dei medici ospedalieri.
  • Nuova Remunerazione: Lo stipendio non sarebbe più legato esclusivamente al numero di assistiti (“quota capitaria”), ma parametrato alla partecipazione attiva nella rete territoriale e alla presa in carico di pazienti cronici.
  • Specializzazione: La medicina generale verrebbe elevata a vera e propria specializzazione accademica, con l’obiettivo di rendere la branca più attrattiva per i giovani laureati.

I numeri dell’emergenza

La riforma cade in un momento drammatico per il settore. Secondo i dati della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di base. Tra il 2019 e il 2024 il numero dei professionisti è calato di oltre 5.000 unità, portando la media nazionale a 1.383 assistiti per medico, ben oltre la soglia ottimale. Ad oggi risultano attive circa 781 Case di Comunità sulle 1.715 programmate.

Le reazioni: Regioni favorevoli, sindacati sul piede di guerra

Se il Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, parla di “confronto positivo e costruttivo”, il fronte sindacale è spaccato. La Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) ha bocciato duramente il testo:

“È un provvedimento inattuabile che distruggerà il medico di famiglia. Espone i medici giovani al rischio di abbandono della medicina territoriale e penalizza chi, per anni, non ha potuto conseguire la specialità a causa di incompatibilità legislative oggi ignorate.”

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