Dopo tre giornate di Serie A, Roma e Lazio siedono entrambe in vetta alla classifica, appaiate a punteggio pieno insieme all’Inter: una situazione che non si verificava da anni ma è proprio scavando sotto il dato nudo che la storia comincia a essere interessante. Le due romane sono arrivate fin qui percorrendo due strade praticamente opposte e questo dice più sulla stagione che le aspetta di quanto dica la classifica in sé.
La Roma che doveva vincere
Il primato della Roma di Gasperini, in fondo, era nel copione. La società ha affrontato l’estate con un mercato costruito per sostenere un doppio impegno, campionato e Champions League: circa 115 milioni di euro investiti in entrata, con Santiago Castro arrivato dal Bologna per 35 milioni come nuovo centravanti, il portoghese Rodrigo Mora dal Porto per 25, e rinforzi mirati come Koulierakis dal Wolfsburg, Molina dall’Atlético Madrid — reduce dal successo al Mondiale — e Marten De Roon, richiamato da Gasperini per ritrovare l’intesa avuta ad Atalanta. Un mercato che ha lasciato un saldo negativo sui cartellini di oltre 100 milioni, compensato solo in parte dalle cessioni.
I risultati, fin qui, hanno risposto all’investimento: 4-0 alla Fiorentina, 4-0 al Lecce e una rimonta di carattere sull’Atalanta (2-1) che ha detto anche qualcosa sulla tenuta mentale della squadra. Tuttavia, il vero banco di prova comincia proprio ora: il 10 settembre la Roma debutta in Champions League in trasferta contro il Fenerbahçe di Lukaku, aprendo una fase a campionato che nelle prossime settimane la porterà ad affrontare Real Madrid, Manchester United, Paris Saint-Germain, Sporting Lisbona, Lille, AEK Atene e Slovan Bratislava. Per una rosa profonda ma ancora giovane nell’assetto (Gasperini ha ora, per sua stessa ammissione, “due uomini per ruolo”), la vera domanda non è se la Roma sappia vincere in campionato ma se saprà reggere fisicamente e mentalmente due competizioni in contemporanea senza perdere l’identità di gioco che l’ha resa solida finora.
La Lazio che non doveva essere qui
Il primato della Lazio, al contrario, non era scritto da nessuna parte. La squadra di Gattuso arriva in vetta dopo un’estate che definire in controtendenza è poco: mentre la Roma spendeva, la Lazio ha dovuto muoversi con il freno tirato per rispettare i parametri federali sul costo del lavoro allargato, chiudendo un mercato fatto quasi solo di parametri zero e prestiti — Pedraza dal Villarreal, Doekhi dall’Union Berlino, Sutalo in prestito, Pinamonti dal Sassuolo come unico vero acquisto a titolo definitivo di peso — con appena 3 milioni di euro spesi in trasferimenti permanenti. L’operazione più costosa, il prestito di Davide Frattesi dall’Inter, resta comunque una spesa contenuta rispetto ai parametri delle big.
Tutto questo si consuma sotto una nube di contestazione senza precedenti verso la proprietà di Claudio Lotito: la campagna abbonamenti 2026/27 si è chiusa con appena 4-5mila tessere rinnovate, un crollo drastico rispetto agli anni recenti, e l’Olimpico rischia di restare semivuoto per protesta anche nelle partite che contano. Sulla panchina, poi, siede un allenatore reduce da un curriculum fatto di esperienze brevi e spesso interrotte — Milan, Napoli, Valencia, Marsiglia — e soprattutto dal trauma più recente e pubblico della sua carriera: l’eliminazione dell’Italia dai playoff Mondiali contro la Bosnia lo scorso marzo, terza mancata qualificazione consecutiva della Nazionale a una fase finale, un record negativo unico tra le grandi del calcio europeo, chiusa con le dimissioni di Gattuso in lacrime e la celebre scusa pubblica: “è una mazzata difficile da digerire”.
Eppure la Lazio è lì, imbattuta, e lo deve in larga parte a un solo uomo: Frattesi ha segnato in tutte e tre le prime giornate di campionato, eguagliando un record di squadra che apparteneva a Mauro Zárate, e si è preso sulle spalle una squadra che altrimenti avrebbe pochi altri terminali offensivi di livello assoluto.
Il fattore nascosto: il calendario europeo
C’è un dettaglio che rischia di passare in secondo piano ma che potrebbe pesare più di ogni altro nelle prossime settimane: la Lazio, dopo la sconfitta clamorosa contro il Mantova in Coppa Italia, quest’anno non gioca alcuna competizione europea. Mentre la Roma dovrà spalmare le proprie energie su Serie A e Champions League da qui a gennaio, la Lazio potrà concentrare tutte le proprie — poche, viste le rinunce di mercato — risorse fisiche e mentali sul solo campionato. Non è un dettaglio da poco per una rosa sottile come quella biancoceleste ed è forse la vera chiave per capire se questo avvio potrà reggere nel tempo.
Uno scenario possibile
Guardando avanti, gli scenari più realistici sono due e non è detto che si escludano a vicenda. Per la Roma, il rischio principale è la classica congestione di calendario: una rosa rinforzata ma ancora da amalgamare messa alla prova da un doppio impegno immediato e durissimo, a partire dal debutto di Champions League contro un Fenerbahçe che in trasferta è tutt’altro che semplice. Se Gasperini riuscirà a gestire con intelligenza le rotazioni, il progetto giallorosso ha le qualità fisiche e tecniche per restare stabilmente nelle zone alte fino a primavera.
Per la Lazio, la domanda è se un avvio trascinato in modo così marcato da un singolo giocatore possa reggere l’urto di un campionato lungo, specie in assenza di alternative di pari livello e in un clima societario logorato dalla contestazione. Il paradosso è che proprio l’assenza di coppe europee — nata da una sconfitta, non da una scelta — potrebbe rivelarsi l’unico vero vantaggio strutturale della squadra di Gattuso: meno partite, meno rotazioni necessarie, più tempo per lavorare in settimana. Se Frattesi dovesse rallentare, però, si vedrà rapidamente quanto della classifica attuale sia frutto di un progetto solido e quanto, invece, di uno stato di grazia individuale difficile da replicare per un’intera stagione.
Quel che è certo è che le due romane, insieme in testa dopo tre giornate per la prima volta da tempo, raccontano già ora due Rome del calcio profondamente diverse: quella che ha investito per vincere, e quella che sta vincendo nonostante tutto.

