Elon Musk ha avviato una significativa riorganizzazione del suo ecosistema tecnologico attraverso l’acquisizione di xAI da parte di SpaceX. L’operazione, valutata dalla stampa specializzata, dà vita a una delle entità private più capitalizzate a livello globale, con una stima complessiva di circa 1,25 trilioni di dollari.
La fusione mira a integrare in una singola struttura le competenze di SpaceX nel settore spaziale e dei satelliti con lo sviluppo di intelligenza artificiale di xAI, nota per il chatbot Grok, e con la piattaforma di comunicazione X.
Secondo documenti aziendali, l’obiettivo strategico dichiarato è esplorare la possibilità di spostare in orbita parte dell’infrastruttura di calcolo necessaria per i sistemi di IA avanzati.
La motivazione alla base di questa visione, espressa da Musk, è di natura logistica ed economica. L’enorme consumo energetico dei data center terrestri rappresenta una sfida crescente in termini di costi e sostenibilità. L’ipotesi di collocare server nello spazio sfrutterebbe, in teoria, l’energia solare continua disponibile in orbita, potenzialmente riducendo la dipendenza dalle reti elettriche terrestri. SpaceX prevede di utilizzare il veicolo Starship per dispiegare una vasta costellazione di satelliti adibiti a questo scopo.
Sul piano operativo, agli azionisti di xAI viene offerta la possibilità di convertire le proprie quote in azioni SpaceX (con un rapporto di 0,1433 per ogni azione xAI) o di ottenere un corrispettivo in contanti di 75,46 dollari per titolo. Tra gli investitori coinvolti figura anche il fondo 1789 Capital, legato a Don Jr., figlio dell’ex presidente statunitense Donald Trump.
La comunità tecnologica accoglie con scetticismo dichiarato l’ambizioso progetto di data center orbitali. Mentre realtà come Google esplorano percorsi simili (Project Suncatcher), figure di spicco del settore, tra cui Brad Smith di Microsoft, esprimono dubbi sulla convenienza e sulla praticabilità di un abbandono su larga scala delle infrastrutture terrestri. Parallelamente, xAI continua a sviluppare la propria presenza a terra, con un nuovo investimento da 20 miliardi di dollari per un data center in Mississippi.

