Al Teatro Eduardo De Filippo di Arzano, diretto da Roberta Stravino, si alza il sipario sulla nuova edizione di Tracce Dinamiche, la rassegna di teatro d’innovazione e sperimentazione riconosciuta dal Ministero della Cultura e curata artisticamente da Ettore Nigro, in collaborazione con Piccola Città Teatro.
Un progetto che, alla sua quarta edizione, sceglie di rompere gli argini della citazione per tornare a un teatro vivo, necessario, che non ripete ma attraversa le storie.
«Tracce Dinamiche nasce dal desiderio di tornare a un teatro che non cita, ma che accade», spiega Nigro. Il claim di quest’anno, “Liberi dalle citazioni”, non rinnega la tradizione ma invita a liberarsi dalla sua ripetizione meccanica: cinque spettacoli, cinque attraversamenti, cinque modi diversi di stare dentro una storia, cercandone il senso nel presente.
Ad arricchire la rassegna, una novità significativa che intreccia scena e territorio: per alcuni appuntamenti è prevista una Wine Experience, pensata come gesto di condivisione e approfondimento culturale. In occasione dell’inaugurazione, giovedì 12 febbraio alle ore 20, il pubblico potrà partecipare a una degustazione di vino calabrese, guidata dal racconto di un sommelier che ne illustrerà origini, storia e legame con la terra. Un’esperienza sensoriale che prepara lo sguardo e l’ascolto, portando i sensi verso la scena.
Alle ore 21, spazio al teatro con “Un’altra Iliade” di Mana Chuma Teatro, spettacolo scritto e diretto da Salvatore Arena e Massimo Barilla, interpretato dallo stesso Arena. Le scene sono firmate da Aldo Zucco, le musiche originali da Luigi Polimeni e il disegno luci da Luigi Biondi.
In scena, due personaggi e due prospettive: una vedetta troiana condannata a sopravvivere e a ricordare, e un greco fuori dal coro, cantore disilluso e corrosivo, sospeso tra tragicità e sarcasmo. Due voci che appartengono a tempi, linguaggi e altezze diverse, ma destinate a incontrarsi in un unico punto di non ritorno: ciò che poteva essere e non è stato.
“Un’altra Iliade” non racconta la guerra scegliendo una parte. Achei e Troiani si dissolvono, lasciando spazio a corpi, paure, sangue, mani e occhi senza colore. La battaglia è narrata dall’interno, come un lungo piano sequenza, dove ciò che resta è solo polvere nell’aria. Il ritmo è serrato, senza concessioni alla retorica, capace di alternare riso e pianto, luce e buio, orrore e pietà.
Attraverso un tessuto drammaturgico che dialoga con suggestioni molteplici – da Petrolini a De Filippo, da Cuticchio a Shakespeare, fino a echi cinematografici contemporanei – lo spettacolo costruisce un racconto obliquo sulla guerra, ma soprattutto sull’amore come ultima forma di resistenza, capace di sopravvivere anche ai margini dell’umano.

