Il rapporto evidenzia criticità su reddito familiare e sovrappeso, ma anche alcuni segnali positivi: l’Italia è al 12° posto su 37 Paesi per benessere complessivo dei minori e registra una mortalità per suicidio tra le più basse in Europa

Quasi un bambino su quattro in Italia vive in una famiglia con un reddito inferiore al 60% della media nazionale. Il dato, pari al 23%, emerge dal rapporto Unicef “Opportunità disuguali – Bambini e disuguaglianza economica”, curato da UNICEF Office of Strategy and Evidence – Innocenti, e colloca il Paese tra quelli europei con livelli più elevati di povertà minorile relativa.

Il quadro tracciato dall’Unicef conferma come, anche nei Paesi ad alto reddito, la condizione economica delle famiglie continui a incidere in modo profondo sulle opportunità di crescita dei più piccoli. Vivere in un Paese ricco, sottolinea il centro di ricerca Innocenti, non garantisce automaticamente a tutti i bambini le stesse possibilità di essere felici, in salute, istruiti e socialmente inclusi.

Per l’Italia il dato sulla povertà infantile rappresenta uno degli elementi più critici. Il 23% dei minori vive sotto la soglia di povertà relativa, una condizione che può riflettersi sull’accesso a esperienze educative, attività culturali, sport, cure, alimentazione di qualità e ambienti di vita più sicuri. Non si tratta soltanto di una questione di reddito, ma di opportunità: le disuguaglianze economiche possono tradursi in divari che accompagnano bambini e ragazzi lungo tutto il percorso di crescita.

Il rapporto evidenzia anche un altro fronte delicato: il 27% dei bambini e ragazzi tra i 5 e i 19 anni in Italia risulta in sovrappeso. Un dato che richiama l’attenzione sulla salute fisica, sugli stili di vita, sull’alimentazione e sulla necessità di politiche educative e preventive più incisive, soprattutto nei contesti sociali più fragili.

Accanto alle criticità, emergono però anche alcuni segnali positivi. L’Italia si colloca al 12° posto su 37 Paesi nella classifica generale sul benessere dei bambini, secondo quanto riportato dall’Ansa sulla base dei dati Unicef. Inoltre, tra i giovanissimi, il Paese presenta una mortalità per suicidio tra le più basse in Europa, un indicatore importante nell’analisi del benessere mentale e sociale dei minori.

La questione resta comunque complessa. Il benessere dei bambini non dipende da un solo indicatore, ma dall’intreccio tra condizioni materiali, salute, scuola, relazioni, ambiente familiare e possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale. Proprio per questo, i dati sulla povertà minorile vanno letti come un campanello d’allarme per l’intero sistema Paese.

L’Unicef richiama da tempo l’attenzione sul peggioramento di diversi indicatori di benessere infantile nei Paesi OCSE e UE, soprattutto dopo la pandemia. Nel precedente Innocenti Report Card 19, dedicato al benessere di bambine, bambini e adolescenti in un mondo imprevedibile, venivano analizzati aspetti come soddisfazione di vita, salute mentale, mortalità infantile, sovrappeso, competenze scolastiche e sociali.

Il nuovo rapporto sulla disuguaglianza economica amplia questa riflessione, mettendo al centro il tema delle opportunità. La povertà infantile non riguarda soltanto l’oggi, ma il futuro: crescere in una famiglia con risorse limitate può influenzare il rendimento scolastico, la salute, l’accesso alla cultura, la possibilità di praticare sport e, più avanti, l’ingresso nel mondo del lavoro.

Per l’Italia, quindi, la sfida è duplice: ridurre il numero di minori che vivono in condizioni di povertà e intervenire sulle disuguaglianze che si producono nei primi anni di vita. Servono politiche capaci di sostenere le famiglie, rafforzare i servizi educativi, garantire mense scolastiche e attività extrascolastiche accessibili, promuovere corretti stili di vita e contrastare la povertà educativa.

Il messaggio che arriva dall’Unicef è chiaro: il benessere dei bambini è una misura della qualità democratica e sociale di un Paese. Quando un minore cresce in povertà, non è soltanto una famiglia a essere lasciata indietro, ma un’intera comunità a perdere possibilità, talento e futuro.

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