Esistono temi che la pigrizia del dibattito pubblico tende a catalogare secondo schemi rigidi, assegnando patenti di legittimità o presunti monopoli morali a un solo schieramento politico. Per lungo tempo, in Italia e in Europa, la tutela dell’ambiente e l’elaborazione culturale sono state considerate riserve esclusive della sinistra. Si è trattato di un’egemonia spesso subita passivamente dall’area conservatrice, che ha vissuto queste tematiche come veri e propri tabù, faticando a strutturare una narrazione organica e alternativa.
Un segnale di forte discontinuità rispetto a questa impostazione arriva da Bari, dove l’evento organizzato dalla Fondazione Tatarella in collaborazione con la Fondazione New Direction – il centro studi ufficiale dei conservatori e riformisti europei – ha offerto l’occasione per una profonda riflessione sulla necessità di ricondurre la cultura e l’ecologia alla loro naturale dimensione universale. La presentazione del volume “L’Ecologia dei Conservatori” del presidente di New Direction ed europarlamentare Nicola Procaccini ha sancito un percorso di confronto che mette in luce come la tutela del territorio e la produzione intellettuale non abbiano colore politico.
Una sinergia nazionale e internazionale: l’asse Bari-Bruxelles
L’incontro di Bari non rappresenta soltanto un momento di dibattito locale, ma consolida un percorso strategico avviato esattamente un anno fa a Bruxelles. La sinergia tra la Fondazione Tatarella – custode e promotrice della memoria e dell’identità della destra di governo italiana – e la Fondazione New Direction (realtà internazionale fondata nel 2009 da Margaret Thatcher) colloca l’esperienza pugliese al centro di una rete di respiro europeo.
Come evidenziato da Fabrizio Tatarella, questa collaborazione conferisce alla fondazione barese un ruolo di primo piano nello scenario nazionale ma anche in quello continentale, qualificandola come interlocutore autorevole all’interno della famiglia dei conservatori europei.
Costruire cultura da destra significa proprio questo: non limitarsi alla conservazione del passato ma elaborare categorie interpretative capaci di rispondere alle grandi sfide del presente, dialogando con i principali centri di pensiero europei.
Il superamento del tabù e la riscoperta della tradizione ecologista
“Per decenni – spiega Tatarella -, la destra politica ha scontato un deficit di presenza nei settori della cultura e dell’ecologia, lasciando campo libero agli avversari storici. Eppure, la sensibilità verso la salvaguardia della natura e la custodia del paesaggio affonda le proprie radici nel pensiero profondo del conservatorismo. Conservare, per definizione, significa preservare ciò che si è ricevuto in eredità per trasmetterlo intatto alle generazioni future: un principio intrinsecamente ecologico”.
In Italia, questa sensibilità ha trovato espressione in movimenti pionieristici che, pur operando in un contesto minoritario rispetto alle grandi organizzazioni della sinistra, hanno segnato la storia dell’ambientalismo nazionale. Realtà come Fare Verde o i Gruppi di Ricerca Ecologica (GRE) hanno saputo coniugare l’amore per la natura con l’identità territoriale, proponendo un’ecologia non ideologica, distante dal catastrofismo e focalizzata sull’azione concreta e sul senso di responsabilità comunitaria.
“L’evento di Bari – aggiunge il vicepresidente della Fondazione Tatarella – dimostra che la cultura e l’ambiente non sono territori preclusi. Al contrario, la destra si riappropria di queste tematiche proponendo una chiave di lettura alternativa a quella dominante, che per anni ha cercato di imporre una visione centralista ed eccessivamente burocratica della transizione verde, spesso percepita come distante dalle reali esigenze dei cittadini e delle attività produttive.
L’ambientalismo come nuova narrazione identitaria della sinistra
L’analisi dell’evoluzione politica degli ultimi decenni rivela anche una dinamica di riposizionamento ideologico da parte della sinistra italiana ed europea.
“Con il crollo delle grandi narrazioni novecentesche e la fine del comunismo reale – conclude Tatarella -, la sinistra ha dovuto ridefinire i propri punti di riferimento e i propri miti fondativi. In questo scenario, l’ecologismo ha progressivamente sostituito il comunismo. Il tema della transizione verde è diventato il nuovo baricentro identitario, il collante ideale capace di unire forze politiche e movimenti spesso divisi su questioni economiche, sociali e di politica estera. La tutela dell’ambiente, trasformata talvolta in dogma dogmatico, ha offerto alla sinistra una nuova legittimazione etica e politica”.
Tuttavia, l’approccio puramente ideologico rischia di trasformare l’ecologia in un fattore di divisione e di scontro sociale. La proposta che emerge dal confronto promosso dalle fondazioni culturali conservatrici è invece quella di un’ecologia pragmatica, che non separi l’uomo dalla natura e che riconosca lo stretto legame tra la sostenibilità ambientale, la stabilità economica e la difesa dell’identità culturale dei popoli.
La cultura e la tutela del pianeta, in conclusione, non possono essere ridotte a strumenti di propaganda di parte. Il dibattito aperto a Bari dimostra che il pensiero conservatore possiede gli strumenti concettuali e storici per offrire un contributo fondamentale e autonomo, restituendo a questi grandi temi la loro originaria vocazione universale.
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