A poco più di due mesi dal referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo, il confronto politico e civile entra nel vivo. Il Comitato della società civile per il No annuncia il superamento della soglia delle 500mila firme raccolte per sostenere la richiesta referendaria sulla cosiddetta legge Nordio e rilancia l’invito a continuare la mobilitazione fino alla scadenza del 30 gennaio.

Nel comunicato, il Comitato per il No parla di un risultato “straordinario”, ottenuto in poco più di tre settimane grazie all’iniziativa di quindici cittadini promotori, ai quali viene espresso un ringraziamento esplicito. Un traguardo che, secondo i firmatari della nota, non rappresenta un punto di arrivo ma una base da rafforzare ulteriormente per rendere più chiara e visibile la contrarietà alla riforma.

Il cuore della critica riguarda il metodo e il merito della revisione costituzionale. Il comitato accusa il Governo di voler “forzare i tempi e strozzare il dibattito”, imponendo dall’alto una modifica che inciderebbe, a loro giudizio, su pilastri fondamentali dell’assetto costituzionale: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’efficacia dei controlli di legalità.

Nel testo si legge che la riforma non sarebbe neutra, ma orientata a un preciso disegno politico. Secondo il Comitato per il No, gli obiettivi dei sostenitori della legge diventano “sempre più espliciti”, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia, che avrebbe annunciato l’intenzione di proporre, in caso di vittoria dei Sì, ulteriori interventi normativi sul contrasto alla corruzione.

È proprio questo passaggio a irrigidire ulteriormente la posizione del fronte contrario alla riforma. La prospettiva evocata è quella di una giustizia “indulgente con i potenti e feroce con le persone comuni”, fino a sfiorare, secondo il comunicato, il rischio di un sistema ai limiti dell’impunità per i soggetti più forti.

Il Comitato per il No ribadisce così la propria linea: il referendum non viene vissuto come un passaggio tecnico, ma come una scelta di fondo sul modello di giustizia e sul rispetto dell’impianto costituzionale disegnato dai Costituenti. Da qui l’appello finale a cittadine e cittadini affinché continuino a firmare e partecipare, rafforzando il fronte del No in vista dell’appuntamento di marzo.

Con il raggiungimento del quorum non richiesto per questo tipo di referendum costituzionale, il risultato delle urne sarà in ogni caso valido. Un elemento che rende il voto del 22 e 23 marzo ancora più centrale nel definire gli equilibri futuri della giustizia italiana.

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