È morto nella tarda serata di ieri, nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e di Terra Madre. Aveva 76 anni. Conosciuto da tutti come Carlin, Petrini è stato gastronomo, giornalista, scrittore e soprattutto promotore di una nuova idea di cibo, fondata sul legame tra piacere, giustizia sociale, tutela della biodiversità e rispetto delle comunità locali.
“Chi semina utopia, raccoglie realtà” era una delle frasi che amava ripetere e che, più di altre, racconta il senso del suo percorso. Da quella visione nacque nel 1986 Slow Food, movimento creato per difendere il diritto a un cibo buono, pulito e giusto e diventato negli anni una rete internazionale presente in oltre 160 Paesi.
La sua intuizione fu quella di guardare al cibo non come a un semplice prodotto di consumo, ma come a un fatto culturale, ambientale ed economico. Mangiare, per Petrini, significava scegliere un modello di società: sostenere i produttori, rispettare la terra, difendere le tradizioni, contrastare lo spreco e riconoscere il valore del lavoro agricolo.
Da questa impostazione è nata anche Terra Madre, la rete mondiale che riunisce contadini, pastori, pescatori, cuochi, studiosi e cittadini attorno ai temi della sovranità alimentare, della biodiversità e dell’agricoltura sostenibile. Un progetto che ha dato voce a comunità spesso lontane dai grandi circuiti economici, trasformando il cibo in uno spazio di dialogo tra territori, culture e generazioni.
Tra le eredità più significative di Petrini c’è anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, fondata nel 2004 a Bra, prima istituzione accademica al mondo dedicata allo studio del cibo con un approccio interdisciplinare. Un luogo pensato per formare nuove figure capaci di leggere la gastronomia non solo come tecnica o mercato, ma come incrocio tra agricoltura, ambiente, economia, storia, antropologia e società.
Nato a Bra nel 1949, Petrini ha portato la sua idea di gastronomia civile in tutto il mondo, partecipando a conferenze, incontrando comunità locali e dialogando con istituzioni, università e organismi internazionali. Il suo impegno nel campo dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite: nel 2013 il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente lo nominò co-vincitore del premio Champion of the Earth per la categoria “Ispirazione e Azione”, mentre nel 2016 fu nominato Ambasciatore Speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa.
Nel corso degli anni Petrini ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Nel 2004 la rivista Time lo indicò come “eroe europeo”, mentre nel 2008 The Guardian lo inserì tra le personalità che avrebbero potuto contribuire a “salvare il mondo”.
Il suo percorso si è intrecciato anche con la riflessione sull’ecologia integrale. Petrini è stato tra i promotori delle Comunità Laudato si’ e ha dialogato con Papa Francesco sui temi della cura della casa comune, del rapporto tra ambiente, povertà, produzione e responsabilità collettiva. Nel 2019 prese parte al Sinodo sull’Amazzonia, invitato proprio dal Pontefice.
La morte di Carlo Petrini lascia un vuoto profondo nel mondo dell’agroalimentare, della cultura e dell’impegno civile. Ma lascia anche una rete viva, costruita in quarant’anni di lavoro, fatta di comunità, produttori, studenti, attivisti, cuochi e cittadini che hanno riconosciuto nel cibo un terreno di responsabilità e cambiamento.
Slow Food ha ricordato la sua energia, la sua capacità di visione e il suo amore per il bene comune, assicurando che il cammino avviato da Petrini continuerà attraverso la comunità che lui stesso ha contribuito a far nascere e crescere. Una comunità chiamata ora a portare avanti la sua idea più semplice e più radicale: il futuro passa anche da ciò che scegliamo di mettere nel piatto.

