Fino all’8 giugno l’atrio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita il dialogo tra l’Artemide Efesia della Collezione Farnese e il biscuit settecentesco di Filippo Tagliolini appena acquisito per Capodimonte
A Napoli il dialogo tra musei diventa incontro tra epoche, materiali e linguaggi artistici. Nell’atrio del MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fino all’8 giugno 2026, la celebre statua dell’Artemide Efesia, opera del II secolo d.C., è posta in relazione con “Il Sacrificio a Diana d’Efeso”, biscuit realizzato intorno al 1790 da Filippo Tagliolini e recentemente entrato nelle collezioni del Museo e Real Bosco di Capodimonte grazie a un’acquisizione del Ministero della Cultura.
L’allestimento, intitolato “L’eco di Artemide”, rappresenta un’anteprima del nuovo percorso dedicato alle porcellane di Capodimonte, la cui apertura è annunciata per il 12 giugno. Si tratta di un progetto che mette in evidenza il legame storico tra le antichità farnesiane e la produzione della Real Fabbrica di Napoli, mostrando come un modello antico abbia continuato a generare nuove interpretazioni artistiche a distanza di secoli.
L’Artemide Efesia, realizzata in alabastro e bronzo, appartiene al nucleo più antico della Collezione Farnese, trasferita da Roma a Napoli nel 1788. La scultura è una delle repliche della statua di culto venerata nel santuario di Efeso e conserva un forte valore simbolico legato alla fertilità, alla natura e alla potenza generatrice della dea. Gli elementi tondeggianti disposti sul busto, tradizionalmente interpretati come mammelle, sono oggi letti anche come riferimenti agli scroti dei tori offerti nei riti sacrificali alla divinità.
Accanto all’opera antica, il biscuit di Tagliolini restituisce la fortuna settecentesca di quel modello. “Il Sacrificio a Diana d’Efeso” integra la figura della dea con tre offerenti, tra cui un genio alato, trasformando l’immagine archeologica in una composizione raffinata e narrativa. La porcellana, realizzata nell’ambito della manifattura napoletana, testimonia il modo in cui l’antico veniva studiato, reinterpretato e tradotto in un linguaggio nuovo, destinato al gusto colto dell’epoca.
L’operazione assume un significato particolare anche per la storia dei due musei. MANN e Capodimonte, oggi istituzioni autonome, condividono infatti una radice comune: le loro collezioni furono a lungo riunite nella sede dell’attuale Museo Archeologico Nazionale, prima della costituzione della pinacoteca nazionale nella reggia di Capodimonte nel 1957.
Per il direttore del MANN, Francesco Sirano, l’allestimento rappresenta un primo passo in un percorso di collaborazione capace di raccontare la fortuna storica e l’attualità delle collezioni napoletane. Il dialogo con Capodimonte, a partire dall’atrio del museo, diventa così una buona pratica di sinergia interistituzionale, utile a comunicare il valore dei beni archeologici e storico-artistici custoditi in città.
Sulla stessa linea il direttore di Capodimonte, Eike Schmidt, che ha sottolineato il valore della recente acquisizione da parte del Ministero della Cultura, grazie alla quale il prezioso biscuit è rimasto in Italia. L’accostamento con la statua che ne ispirò la creazione consente oggi al pubblico di cogliere direttamente il passaggio dall’antico alla porcellana settecentesca, in attesa del nuovo percorso museale dedicato a una delle collezioni di porcellane più importanti al mondo.
“L’eco di Artemide” non è dunque soltanto una piccola esposizione temporanea, ma un racconto sulla continuità delle forme, sulla circolazione dei modelli e sulla capacità dell’arte di attraversare i secoli. Dall’alabastro e bronzo della scultura romana alla delicatezza della porcellana biscuit, il confronto tra le due opere restituisce la forza di un’immagine antica e la sua sorprendente vitalità nella cultura figurativa moderna.
Con questa iniziativa, MANN e Capodimonte confermano la volontà di lavorare insieme alla valorizzazione del patrimonio napoletano, costruendo percorsi capaci di unire archeologia, arti decorative e storia del collezionismo. Un dialogo tra musei, ma anche tra memorie, tecniche e visioni diverse della stessa eredità culturale.

