Dal 3 aprile al 5 luglio 2026, la sede napoletana di Intesa Sanpaolo ospita la prima italiana dell’artista statunitense. Un confronto inedito tra pittura contemporanea e vasi magnogreci sul tema del simposio.

Il rito millenario del bere e la gestualità della convivialità diventano il ponte tra l’antichità classica e la ricerca contemporanea. Aprono oggi al pubblico, presso le Gallerie d’Italia di Napoli, le porte della mostra “Vortici. Alexi Worth in dialogo con la ceramica antica”. L’esposizione propone un incontro visivo e concettuale tra nove tele di Alexi Worth, artista statunitense al suo debutto espositivo in Italia, e una selezione di preziosi reperti archeologici della Collezione Caputi, parte del patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo.

Il percorso espositivo, curato da Silvia Gaspardo Moro e Richard Neer (docente all’Università di Chicago), mette in relazione le opere moderne con quattro vasi attici e magnogreci risalenti al VI-III secolo a.C. Al centro della riflessione comune c’è il tema del simposio: Worth indaga la connessione umana che nasce attraverso l’atto del bere, un soggetto che trova il suo corrispettivo storico nelle scene illustrate sulle ceramiche antiche. Le tele dell’artista americano, caratterizzate da una tecnica che gioca con la percezione e il segno, dialogano con la perfezione stilistica dei maestri vasai, creando un corto circuito temporale che esalta la continuità della cultura mediterranea.

Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato come questa iniziativa rifletta la responsabilità della Banca verso il proprio patrimonio: “Essere collezionisti significa continuare a studiare e far lavorare le opere, permettendo loro di influenzare artisti contemporanei. Questo dialogo tra periodi differenti rende il museo uno spazio vivo, moderno e aperto alle università e ai curatori”. Un concetto ripreso dallo stesso Alexi Worth, il quale auspica che le sue opere possano instaurare con il visitatore lo stesso tipo di comunicazione profonda che il vino e il rito sociale favorivano nelle epoche passate.

La mostra resterà visitabile fino al 5 luglio 2026 nella sede di via Toledo, confermando la vocazione delle Gallerie d’Italia come luogo di sperimentazione dove l’archeologia non è un reperto statico, ma una materia pulsante capace di ispirare nuovi linguaggi creativi. L’ingresso alla mostra offre un’occasione unica per riscoprire la Collezione Caputi sotto una luce nuova, mediata dallo sguardo di uno dei protagonisti della pittura figurativa internazionale.

Iscriviti alla newsletter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *