Busta paga più pesante da marzo per medici e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale. Il 27 febbraio è arrivata all’ARAN la firma definitiva del contratto dell’Area Dirigenza Sanità 2022-2024, dopo la certificazione della Corte dei conti. Un rinnovo atteso che interessa complessivamente 137mila professionisti, di cui circa 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici. Mentre per i camici bianchi si guarda già al prossimo triennio 2025-2027, resta alta la tensione nel comparto della sanità privata e delle Rsa, dove i sindacati hanno proclamato uno sciopero nazionale per il 17 aprile, e tra i farmacisti, che si fermeranno il 13 aprile.

Gli aumenti scatteranno già nel cedolino di marzo: si parla di circa 491 euro lordi medi mensili per tredici mensilità, con una parte destinata all’incremento dello stipendio tabellare. Le risorse complessive stanziate ammontano a 1,2 miliardi di euro e garantiscono un incremento medio del 7,27%. Gli aumenti variano a seconda dell’incarico: si va da 322 euro lordi mensili per gli incarichi professionali iniziali fino a 530 euro per i direttori di struttura complessa dell’area chirurgica. Anche gli arretrati saranno consistenti: tra 8.710 euro e 14.540 euro lordi, al netto di quanto già corrisposto come indennità di vacanza contrattuale.

Non tutte le sigle hanno però sottoscritto l’intesa. Dopo la firma preliminare del 18 novembre, la Fp Cgil Medici aveva già espresso la propria contrarietà e ha confermato il no anche alla firma definitiva, mentre Fassid ha scelto di aderire. Secondo la Cgil, il contratto resta penalizzante sul piano economico e non interviene sulle criticità normative, con aumenti giudicati insufficienti rispetto all’inflazione del triennio e con il congelamento di risorse destinate all’indennità di specificità per i dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie.

Di diverso avviso le altre organizzazioni sindacali come Anaao-Assomed e Cimo-Fesmed, che hanno dato il via libera sottolineando la necessità di chiudere rapidamente il rinnovo 2022-2024 per aprire subito il confronto sul triennio successivo e riallineare la contrattazione ai tempi previsti.

Soddisfazione è stata espressa anche dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha parlato di un segnale concreto di attenzione verso i professionisti del Ssn e di un passo in avanti nella valorizzazione delle carriere, anche in un’ottica di maggiore attrattività per i giovani medici. Il rinnovo rafforza infatti le misure su stipendio tabellare e retribuzione di posizione, oltre a prevedere tutele per le vittime di aggressioni e strumenti di supporto psicologico.

Per il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo l’intesa rappresenta il rispetto dell’impegno sui rinnovi contrattuali nel pubblico impiego, mentre il presidente dell’Aran Antonio Naddeo ha annunciato che, ottenuto il via libera del Ministero dell’Economia, potranno partire formalmente le trattative per il contratto 2025-2027.

Il clima resta però teso fuori dal perimetro del Ssn pubblico. I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa per il 17 aprile, denunciando contratti collettivi scaduti da anni e una situazione ritenuta non più sostenibile per circa 300mila dipendenti. Anche i circa 76mila addetti delle farmacie private torneranno a incrociare le braccia il 13 aprile: le organizzazioni di categoria chiedono aumenti salariali più consistenti, il recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione e un pieno riconoscimento delle responsabilità professionali, a partire dai farmacisti collaboratori.

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