Uno studio dell’Università Cattolica rivela il peso sociale della malattia: 1,8 milioni di italiane colpite, con diagnosi che tardano fino a 12 anni. Il dolore cronico compromette la carriera e la formazione di oltre 700.000 donne.
Non è solo una questione di salute, ma un ostacolo concreto alla realizzazione professionale e accademica. L’endometriosi, malattia cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio fuori dall’utero, condiziona pesantemente la vita di una paziente su quattro in Italia. È quanto emerge da un’indagine dell’Università Cattolica di Milano, pubblicata sulla rivista Bmc Psychology proprio nel mese dedicato alla consapevolezza su questa patologia.
I numeri del ritardo diagnostico
Lo studio, che ha coinvolto 971 donne con il supporto dell’Associazione Progetto Endometriosi (APE-Odv), scatta una fotografia allarmante sulla tempestività delle cure. In Italia, la diagnosi arriva spesso con un ritardo che oscilla tra i 5 e i 12 anni. Questo vuoto temporale, in cui i sintomi vengono spesso sottovalutati, è il principale responsabile delle limitazioni future.
- Pazienti totali in Italia: Circa 1,8 milioni di donne.
- Difficoltà negli studi: Si stima che 306.000 studentesse subiscano rallentamenti formativi.
- Limitazioni nel lavoro: Circa 396.000 donne vedono compromesso il proprio percorso professionale.
Scuola e carriera sotto scacco
L’impatto è massimo quando i sintomi (dolore pelvico cronico, affaticamento, disturbi del sonno) compaiono durante l’adolescenza. Tra le giovani che hanno ricevuto una diagnosi tardiva:
- Il 55% riporta frequenti assenze scolastiche.
- Il 38% registra un calo del rendimento.
- Il 34% fatica a preparare esami o test a causa del dolore acuto.
Nel mondo del lavoro, la situazione è speculare: il 22% delle pazienti avverte un impatto sulla carriera, quota che sale al 28% per chi convive con la malattia sin dalla giovane età senza un supporto medico tempestivo.
Perché la diagnosi è difficile?
L’endometriosi è definita una “malattia invisibile” perché i suoi sintomi vengono spesso confusi con i normali dolori mestruali. Tuttavia, la patologia può colpire fino al 50% delle donne con infertilità e la stragrande maggioranza delle adolescenti con dolore pelvico cronico.
“Proiettando i dati sulla popolazione nazionale — spiega Federica Facchin, coordinatrice dello studio — emerge chiaramente come la malattia sia un problema di salute pubblica che richiede interventi non solo medici, ma anche di supporto sociale e lavorativo”.
Riconoscere l’endometriosi come una condizione invalidante è il primo passo per garantire a migliaia di donne il diritto a un percorso di vita che non sia dettato esclusivamente dal dolore.

