Fino al 22 marzo 2026, lo storico teatro romano ospita la commedia di Geppi Di Stasio. Uno spettacolo che usa l’arma della satira per affrontare temi complessi come i diritti civili, le adozioni e il vero significato del concetto di “famiglia”.

Cosa definisce davvero una famiglia? Un certificato anagrafico o la forza dei sentimenti? È questo l’interrogativo centrale di “Figlio di Famiglia”, lo spettacolo in scena al Teatro delle Muse fino a domenica 22 marzo. Scritta, diretta e interpretata da Geppi Di Stasio, la pièce trasforma il palcoscenico in un laboratorio sociale dove l’ironia diventa lo strumento per scardinare pregiudizi e abbattere i muri dell’indifferenza.

Dalla realtà al palco: il progetto di Geppi Di Stasio

L’idea della commedia nasce dall’impegno civile del regista, fondatore del gruppo “Etero per i diritti gay”. Di Stasio ha raccolto testimonianze e voci della comunità per portarle in teatro, trattando argomenti caldi come le unioni civili e la genitorialità senza la pesantezza del dogma, ma con la velocità e la lucidità della satira.

Sul palco, insieme a Di Stasio, un cast affiatato che vede protagonista Roberta Sanzò, affiancata da Patrizia Tapparelli, Giorgia Lepore Martinelli e Antonio Lubrano.

Uno spettacolo interattivo: il pubblico protagonista

“Figlio di Famiglia” non si limita alla rappresentazione, ma cerca il dialogo diretto con la platea:

  • Riflessione collettiva: Lo spettacolo invita il pubblico a interrogarsi se un bambino abbia bisogno di cure o di semplici etichette burocratiche.
  • Coinvolgimento anonimo: Gli spettatori sono chiamati a partecipare attivamente, portando le proprie posizioni all’interno del racconto scenico.
  • Premio “Figli di un Arcobaleno”: In occasione delle repliche, viene consegnato un riconoscimento a chi si distingue nella lotta per l’affermazione dei diritti civili e dei “diritti del cuore”.

Il teatro come strumento sociale

In un contesto politico e sociale spesso frammentato sul riconoscimento dei diritti, questa commedia si pone come una voce fuori dal coro che non ha paura di scherzare con i tabù. L’obiettivo dichiarato dall’autore non è colpire una fazione, ma stimolare una maturazione critica attraverso la risata, ricordando che l’amore, in ogni sua forma, resta l’unico diritto universale indiscutibile.

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