L’influenza irrompe sulla scena sanitaria nazionale con un ritmo più rapido del previsto: dall’inizio della stagione sono già 1,7 milioni gli italiani colpiti, con 435 mila nuovi casi soltanto nell’ultima settimana. A certificarlo è il monitoraggio della rete RespiVirNet, che rileva una curva in salita e un quadro destinato a diventare più pesante con l’arrivo del freddo intenso.
Secondo gli esperti, la stagione sembra partita “con il piede sull’acceleratore”, ma a determinare l’andamento reale sarà, come sempre, il meteo. Il picco potrebbe arrivare tra fine dicembre e l’inizio del nuovo anno, complice il ritorno nelle scuole e l’aumento dei contatti sociali durante le festività.
A tracciare lo scenario è il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università di Milano: «Le condizioni atmosferiche hanno un ruolo rilevante: cali improvvisi di temperatura e maggiore umidità favoriscono la diffusione del virus. Le occasioni di socialità del periodo natalizio, seguite dalla riapertura delle scuole, possono rappresentare la miccia per il picco stagionale».
I bambini i più colpiti
Come accade ogni anno, sono i più piccoli a mostrare i numeri più alti: tra i 0 e i 4 anni l’incidenza tocca i 23 casi ogni mille assistiti. A livello nazionale la media è di 7,64 casi su mille, in leggero aumento rispetto alla settimana precedente. Nonostante la crescita, l’intensità dell’epidemia viene al momento classificata come “bassa”, anche se un nuovo sistema di calcolo rende più difficile il confronto con gli anni passati.
In controtendenza i dati relativi al SARS-CoV-2, in diminuzione, mentre nei ricoveri ospedalieri i tassi più elevati riguardano ancora una volta gli over 65.
Dagli Usa l’allerta per un contagio umano da H5N5
Sul fronte internazionale, gli epidemiologi guardano agli Stati Uniti, dove è stato confermato il primo caso umano di influenza aviaria da ceppo H5N5, mai rilevato prima nell’uomo. Il contagio riguarda un residente dello Stato di Washington e arriva dopo nove mesi senza nuove infezioni nel Paese.
Tra il 2024 e l’inizio del 2025 si erano registrati 70 casi umani – quasi tutti tra lavoratori a contatto con bovini da latte o pollame – con un solo decesso accertato. A circolare in modo predominante negli USA è il ceppo H5N1, responsabile di vaste epidemie in uccelli selvatici, allevamenti avicoli e, più recentemente, in bovini da latte.
Negli ultimi mesi quasi 70 allevamenti di pollame sono risultati positivi, per un totale di oltre 1,7 milioni di capi coinvolti. Il virus si trasmette tramite saliva, secrezioni respiratorie, feci e perfino il latte degli animali infetti. Al momento non ci sono evidenze di trasmissione da uomo a uomo, ma le autorità stanno monitorando i contatti del paziente colpito dal ceppo H5N5, senza che emergano ulteriori contagi.
Una stagione da tenere d’occhio
Con l’arrivo del freddo più rigido e l’aumento degli spostamenti, le prossime settimane saranno decisive per capire la portata reale dell’ondata influenzale. I medici ribadiscono l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, soprattutto per anziani, fragili e bambini piccoli, le categorie attualmente più esposte.
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