L’isopensione, uno degli strumenti più utilizzati dalle imprese per gestire esodi e riorganizzazioni senza traumi sociali, si prepara a cambiare volto. Dal 2027, con l’aumento automatico dei requisiti pensionistici legato alla speranza di vita, si ridurrà la finestra temporale per accompagnare i lavoratori alla pensione.

Una stretta che potrebbe incidere in modo significativo sui piani aziendali di uscita anticipata.

Cos’è l’isopensione

Introdotta nel 2013, l’isopensione consente alle aziende con più di 15 dipendenti di accompagnare alla pensione i lavoratori più vicini ai requisiti, sostenendone integralmente i costi.

Il meccanismo prevede:

  • un assegno mensile a carico dell’impresa, equivalente alla pensione maturata al momento dell’uscita;
  • il versamento della contribuzione figurativa fino al raggiungimento dei requisiti effettivi;
  • un accordo sindacale e il via libera dell’INPS.

In via ordinaria, lo “scivolo” consente un anticipo massimo di quattro anni rispetto alla pensione di vecchiaia o anticipata. In regime transitorio – valido fino al 31 dicembre 2026 – l’anticipo può arrivare fino a sette anni.

Chi può accedere

Possono aderire i lavoratori cui mancano al massimo:

  • quattro anni alla pensione (regola ordinaria);
  • sette anni per le uscite attivate entro il 2026.

L’adesione è volontaria e non consente di accedere alle pensioni basate sulle cosiddette “quote” (100, 102, 103). Lo strumento viene utilizzato soprattutto nei processi di riduzione del personale o di riorganizzazione industriale.

Cosa cambia dal 2027

Dal 1° gennaio 2027 tornerà in vigore il limite strutturale dei quattro anni di anticipo. Non solo: entrerà in gioco anche l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita.

Le previsioni indicano:

  • un primo incremento di un mese nel 2027;
  • ulteriori due mesi nel 2028;
  • possibili nuovi adeguamenti negli anni successivi.

Questi slittamenti incidono direttamente sulla data di maturazione del diritto alla pensione. Se, a causa dell’aumento dei requisiti, il traguardo pensionistico cade oltre il periodo massimo coperto dallo “scivolo”, l’INPS non potrà autorizzare il piano di esodo.

Quando i piani rischiano di saltare

Il rischio concreto riguarda le aziende che programmano uscite con un margine temporale molto stretto.

Un esempio: nel 2026 un’impresa attiva un’isopensione per un lavoratore a cui mancano sette anni alla pensione di vecchiaia. Se, per effetto degli adeguamenti alla longevità, la maturazione del diritto slitta oltre quel limite, la domanda può essere respinta. Dal 2027, con il ritorno al tetto dei quattro anni, la platea si restringerà ulteriormente.

In alternativa all’isopensione, resta lo strumento degli assegni straordinari dei Fondi di solidarietà, che consente un anticipo fino a cinque anni, ma anch’esso soggetto ai vincoli dei requisiti anagrafici.

Impatto per imprese e lavoratori

L’aumento graduale dell’età pensionabile rende più complessa la pianificazione degli esodi incentivati. Le imprese dovranno valutare con maggiore attenzione le simulazioni previdenziali, considerando possibili variazioni dei requisiti nel periodo coperto dall’accordo.

Per i lavoratori, l’isopensione continua a rappresentare un’opportunità di uscita anticipata senza penalizzazioni sull’assegno finale, ma dal 2027 sarà meno ampia la finestra disponibile.

La partita si giocherà quindi su tempi e programmazione: chi intende utilizzare lo strumento dovrà muoversi entro il 2026 per sfruttare il regime più favorevole, prima che lo “scivolo” si accorci definitivamente.

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