La sfida millenaria della conservazione di Pompei segna una svolta storica. Dopo otto mesi di indagini sul campo, è stato completato il monitoraggio integrale del sito archeologico: un check-up tecnologico senza precedenti che ha trasformato 1.200 tra case e botteghe in oltre 70.000 schede digitali. Grazie all’ausilio di droni, satelliti, robot e algoritmi di intelligenza artificiale, ogni singolo muro, affresco o pavimento della città sepolta dall’Eruzione ha ora una sua “cartella clinica” aggiornata in tempo reale.

Il progetto, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno e la società Visivalab, ha permesso a squadre di architetti, archeologi e restauratori di mappare tipologia, estensione e gravità di ogni forma di degrado. I dati raccolti tramite una web-app dedicata sono stati sistematizzati in un sistema cartografico d’avanguardia che organizza gli interventi di manutenzione su base triennale, definendo le priorità secondo criteri di urgenza scientifica e non più sull’emergenza del momento.

Il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, ha accolto il completamento del lavoro con sollievo, ricordando come in passato la mancanza di dati certi avesse portato a perdite dolorose, come il crollo della Schola Armaturarum nel 2010.

«Questo strumento mi rassicura dall’ansia quotidiana e dalle notti insonni passate a preoccuparmi di quali interventi scegliere senza una fotografia aggiornata della situazione. La diagnosi non è allarmante: ci sono criticità, ma sono affrontabili con i finanziamenti attuali», ha dichiarato Zuchtriegel.

L’opera rappresenta il compimento di una visione lungimirante dell’archeologo Andrea Carandini, che da oltre quindici anni invocava il passaggio dai restauri straordinari alla manutenzione programmata. Carandini, presente alla presentazione, ha espresso profonda commozione: «A 88 anni esulto di gioia nel vedere trasformato in realtà un mio sogno. Le cose fatte bene avanzano lentamente, ma oggi Pompei è un modello per il mondo».

Anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha lodato il risultato definendo Pompei il “paradigma di una via tutta italiana, moderna e avanguardistica alla gestione del patrimonio”. Grazie a questo ecosistema digitale, Pompei non è più solo un sito da scavare, ma un organismo vivente monitorato costantemente, garantendo che i tesori documentati fin dal Settecento non vadano dispersi per incuria o ritardi burocratici.

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