Il verdetto delle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia (separazione delle carriere e istituzione dell’Alta Corte) è ormai definitivo nei trend: l’Italia ha scelto di mantenere l’attuale assetto della Magistratura. Secondo i dati del Viminale e le proiezioni diffuse da Sky TG24 e Opinio-Rai, il No è in netto vantaggio con il 54,3%, contro il 45,7% del Sì.

La partecipazione al voto è stata la vera sorpresa di questa consultazione: l’affluenza finale ha sfiorato il 59% (58,9% il dato quasi definitivo), superando di gran lunga le medie dei precedenti referendum costituzionali e confermando un forte interesse dei cittadini per il tema.

Analisi del voto: un Paese spaccato in tre

Lo scrutinio evidenzia una geografia del voto molto frammentata, con il fronte del “Sì” che tiene solo in alcune roccaforti del Nord:

  • Il trionfo del No: la riforma viene bocciata sonoramente in 14 regioni, con picchi al Sud e nelle Isole (dove il No supera il 58%);
  • La resistenza del Sì: il fronte riformatore vince nettamente solo in Veneto (quasi il 60% di Sì), Lombardia e Friuli Venezia Giulia;
  • Il fattore città: a Milano e Roma l’affluenza è stata tra le più alte d’Italia, ma il voto urbano non è bastato a compensare il distacco nazionale.

Le reazioni politiche: Meloni e le opposizioni

Nonostante la sconfitta della riforma bandiera del Ministro Nordio, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha escluso contraccolpi sulla tenuta dell’esecutivo:

“La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quanto promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. Resta il rammarico per un’occasione persa di cambiare l’Italia”: così la Meloni, pochi minuti fa, in un comunicato diffuso sui social.

Esultano invece i comitati per il No e le opposizioni. Elly Schlein (PD) parla di “vittoria della Costituzione”, mentre Giuseppe Conte (M5S) sottolinea come i cittadini abbiano “respinto un tentativo di assoggettare i magistrati alla politica”. Anche dai sindacati arriva soddisfazione: Maurizio Landini (CGIL) ha dichiarato che “è iniziata una nuova primavera di partecipazione”.

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