l tumore al pancreas si conferma una delle emergenze oncologiche più critiche in Italia. I dati fotografano uno scenario in peggioramento: in dieci anni le diagnosi sono cresciute del 21%, passando dai 12.200 casi del 2013 ai quasi 14.800 del 2023. A differenza di altre neoplasie, la mortalità non cala, registrando anzi un incremento rispetto alle stime, particolarmente marcato tra le donne (+6,9%).
Il nodo della diagnosi tardiva
Il principale ostacolo alla cura è la natura “silenziosa” della malattia. Il pancreas, situato in profondità nell’addome, rende difficile l’individuazione di lesioni tramite i controlli di routine. Ad oggi, solo il 20% dei pazienti riceve una diagnosi in fase iniziale, l’unica finestra temporale in cui la chirurgia può essere risolutiva.
I sintomi, spesso ignorati o confusi con disturbi banali, includono:
- Dolore persistente allo stomaco o alla schiena;
- Difficoltà digestive inspiegabili;
- Calo ponderale improvviso.
Chirurgia mininvasiva: i pochi passi avanti
Se sul fronte farmacologico i progressi dell’ultimo quindicennio sono stati contenuti, la chirurgia ha fatto registrare evoluzioni significative. Attualmente, in circa un terzo dei casi operabili, si ricorre a tecniche mininvasive. Questo approccio riduce il trauma operatorio, accelera il recupero post-intervento e garantisce una migliore qualità della vita residua al paziente.
L’appello della ricerca
“Non esistono ancora metodi di screening per questa patologia estremamente aggressiva, capace di generare metastasi anche quando la massa è di pochi millimetri”, spiega Gian Luca Baiocchi, direttore della Chirurgia Generale dell’Asst di Cremona e responsabile scientifico di RicerChiAmo Onlus. Secondo l’esperto, l’assenza di protocolli di prevenzione trasforma questo tumore in un vero problema sociale, affrontabile solo attraverso un massiccio investimento nella ricerca scientifica per individuare marcatori precoci.

