È stato scarcerato Luigi Gasperin, l’imprenditore italo-venezuelano detenuto in Venezuela dallo scorso agosto, segnando l’ultimo sviluppo nella complessa situazione dei cittadini stranieri trattenuti nel Paese sudamericano. A distanza, negli Stati Uniti, il Senato ha bocciato una risoluzione che avrebbe limitato i poteri del presidente Donald Trump di intraprendere azioni militari senza approvazione del Congresso, in un voto molto ravvicinato che riflette le tensioni su ruolo e autorità esecutiva in politica estera.

Gasperin libero dopo mesi di detenzione

La notizia della scarcerazione è stata confermata dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha annunciato su X (ex Twitter) che Luigi Gasperin è ora in sicurezza all’interno della sede dell’ambasciata italiana a Caracas dopo che l’ordinanza di scarcerazione, già ottenuta nei giorni precedenti, è stata finalmente eseguita dalle autorità venezuelane.

Gasperin, 77 anni, era stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturín, nello stato di Monagas, con l’accusa di detenzione e uso di materiale esplosivo in relazione alle attività della sua azienda nel settore petrolifero. Fonti della Farnesina hanno dichiarato che l’imprenditore è provato ma in condizioni stabili, e ha espresso il desiderio di rimanere in Venezuela e tornare a Maturín, dove si trova la sua impresa.

La sua liberazione segue quelle di altri due connazionali, Alberto Trentini e Mario Burlò, recentemente tornati in Italia dopo la detenzione nelle carceri venezuelane.

Senato USA boccia la risoluzione sui poteri militari

Parallelamente alla notizia da Caracas, il Senato degli Stati Uniti ha respinto una risoluzione bipartisan che avrebbe richiesto l’approvazione del Congresso prima di ulteriori azioni militari in Venezuela, una misura volta a limitare i poteri del presidente Trump in materia di interventi esteri.

Il voto è stato 51-50, con il vicepresidente J.D. Vance che ha svolto il ruolo di decisivo tie-breaker, dopo che alcuni senatori repubblicani hanno cambiato posizione sotto la pressione dell’amministrazione Trump, ribaltando il sostegno iniziale alla misura.

La risoluzione era stata proposta in risposta a preoccupazioni diffuse tra molti membri del Congresso circa l’espansione dell’influenza militare statunitense nella regione e la necessità di un maggiore controllo legislativo su eventuali operazioni. Critici della decisione sostengono che il fallimento della misura lascia ampi poteri esecutivi nelle mani del presidente, senza un chiaro mandato del Parlamento.


L’evoluzione della situazione in Venezuela e il dibattito sul ruolo del Congresso negli Stati Uniti restano al centro dell’attenzione internazionale, con implicazioni sia per le relazioni diplomatiche sia per la governance delle operazioni militari statunitensi all’estero.

Iscriviti alla newsletter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *