Nel 2025, tra gennaio e ottobre, circa 59 mila migranti e rifugiati sono sbarcati in Italia, registrando un aumento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2024. È quanto emerge dall’ultimo rapporto “Il Diritto d’Asilo” della Fondazione Migrantes, presentato il 9 dicembre, che analizza flussi migratori, percorsi di accoglienza e soccorsi in mare.
Tra i Paesi di provenienza più rappresentati figura il Bangladesh, con quasi 18 mila arrivi, seguito da Egitto, Eritrea, Pakistan, Sudan e Somalia. La Libia rimane il principale punto di partenza per la traversata del Mediterraneo centrale, con circa 33 mila arrivi fino a luglio 2025 (89% del totale), rispetto ai 2.400 dalla Tunisia.
Le ONG hanno avuto un ruolo determinante nel soccorso: solo nei primi sette mesi del 2025 le loro navi hanno salvato oltre 7.000 persone, corrispondenti a circa quattro decimi dei migranti tratti in salvo in mare. Dal 2023 al 2025, considerando i dati precedenti, il totale delle vite salvate dalle organizzazioni non governative supera le 28 mila unità.
Il rapporto analizza anche i confini terrestri dell’Italia con Slovenia, Austria, Svizzera e Francia, evidenziando un aumento delle “riammissioni passive” dal confine francese: 7.700 nei primi sette mesi del 2025, rispetto alle 7.900 di tutto il 2024. Sul fronte della protezione temporanea, alla fine di agosto 2025 risultano 171.200 beneficiari per lo stato di guerra in Ucraina, in aumento del 5% rispetto all’anno precedente.
In totale, all’inizio del 2025, in Italia vivono circa 484 mila cittadini non comunitari con permessi di soggiorno per motivi di protezione o asilo, segnando un incremento del 17% su base annua, ma rappresentando solo lo 0,8% della popolazione residente. Il Paese resta indietro rispetto a Germania, Polonia, Francia, Regno Unito e Spagna sia per numero assoluto sia per densità rispetto alla popolazione.
Il dossier critica il cosiddetto “modello Albania” di gestione dei migranti, definendolo “ai margini della democrazia” e un esempio di esternalizzazione del controllo migratorio e della detenzione amministrativa. Secondo la Fondazione Migrantes, accordi come quello tra Italia e Albania trasferiscono la gestione dei migranti fuori dal territorio europeo, riducendo la responsabilità politica dell’Unione.
Il rapporto segnala anche le vittime nel Mediterraneo: alla fine di settembre 2025 si stimano circa 1.300 morti o dispersi, di cui 885 sulla rotta centrale. Il rischio di decesso rimane elevato, pari a 1 caso ogni 58 arrivi sulle coste italiane o maltesi, e ancor più alto sulla rotta delle Canarie (1 su 33).
Infine, i corridoi umanitari e gli interventi di reinsediamento continuano a garantire percorsi sicuri: dall’inizio del programma quasi 8.300 persone hanno raggiunto l’Europa, di cui oltre 7.100 in Italia, mentre circa 300 studenti rifugiati hanno potuto accedere all’università italiana grazie al progetto UNICORE.

