Il bollo moto resta una delle voci fisse di spesa per chi possiede un motociclo, indipendentemente dall’effettivo utilizzo del mezzo. Si tratta infatti di una tassa di possesso, che scatta con l’iscrizione al Pubblico Registro Automobilistico (Pra) e non con la circolazione su strada. In vista del 2026, arrivano alcune novità sulle modalità di pagamento e sulle scadenze, mentre restano invariati i criteri di calcolo dell’importo.

Ecco tutto quello che c’è da sapere su obblighi, costi, esenzioni e cambiamenti in arrivo dal prossimo anno.

Chi deve pagare il bollo moto

Il tributo è dovuto per tutti i motocicli con cilindrata superiore ai 50 cc, ovvero quelli regolarmente iscritti al Pra. Per ciclomotori e scooter fino a 50 cc non si parla invece di bollo, ma di tassa di circolazione, che va versata solo se il mezzo viene effettivamente utilizzato su strada.

Il pagamento spetta al soggetto che risulta proprietario del veicolo alla data di scadenza del bollo. In caso di vendita, quindi, l’obbligo ricade su chi risulta intestatario in quel momento.

Come si calcola l’importo

L’ammontare del bollo moto dipende da due elementi indicati sulla carta di circolazione:

  • la potenza del veicolo, espressa in kilowatt (kW);
  • la classe ambientale Euro.

Nel calcolo si considerano solo i kW interi, escludendo eventuali decimali. Per le moto fino a 11 kW è prevista una tariffa fissa, variabile in base all’omologazione ambientale: si va da poco più di 19 euro per le Euro 3 e successive, fino a circa 26 euro per le Euro 0.

Per i motocicli più potenti, all’importo base si aggiunge una quota variabile per ogni kW eccedente gli 11:

  • 0,88 euro per kW per le Euro 3 e superiori;
  • fino a 1 euro per le Euro 2;
  • 1,3 euro per le Euro 1;
  • 1,7 euro per le Euro 0.

Esenzioni e casi particolari

Sono esenti dal pagamento del bollo le moto con più di 30 anni di età. Per i veicoli tra i 20 e i 29 anni, se in possesso del Certificato di rilevanza storica, è spesso prevista una riduzione del 50%, con modalità che possono variare da Regione a Regione.

In caso di furto, l’obbligo di pagamento decade solo dopo la registrazione ufficiale della perdita di possesso al Pra: fino a quel momento, il bollo resta dovuto.

Come e quando pagare

Il bollo moto 2026 può essere pagato attraverso diversi canali: online tramite il portale Aci, l’home banking o l’app Io, oppure fisicamente presso tabaccherie abilitate, uffici postali, delegazioni Aci e agenzie di pratiche auto.

Il primo pagamento coincide generalmente con il mese di immatricolazione del veicolo. Se l’iscrizione al Pra avviene negli ultimi dieci giorni del mese, il versamento può slittare a quello successivo. L’importo copre il periodo fino alla prima scadenza “standard”, solitamente fissata a gennaio o luglio.

Fanno eccezione Lombardia e Piemonte, dove vige un sistema differente: il bollo va pagato entro la fine del mese successivo all’immatricolazione e ha validità annuale, senza scadenze fisse a inizio anno o a metà estate.

Le novità dal 2026

La principale novità riguarda le moto immatricolate a partire dal 1° gennaio 2026. In questi casi, il primo bollo dovrà essere versato entro la fine del mese successivo alla registrazione e avrà validità di 12 mesi, con scadenza annuale che coinciderà con il mese di immatricolazione.

Per i motocicli già targati prima di questa data, restano invece valide le scadenze tradizionali, generalmente a gennaio o luglio, verificabili sull’ultima ricevuta di pagamento.

Ritardi e sanzioni

Il mancato rispetto delle scadenze comporta sanzioni e interessi crescenti in base ai giorni di ritardo. Nei primi 30 giorni la maggiorazione è contenuta, ma aumenta progressivamente:

  • tra il 15° e il 30° giorno la sanzione è dell’1,5%;
  • dal 31° al 90° giorno sale all’1,67%;
  • oltre i tre mesi e fino a un anno arriva al 3,75%;
  • tra uno e due anni al 4,29%;
  • oltre i due anni al 5%, se non c’è ancora un accertamento formale.

In caso di contestazione ufficiale, la sanzione piena è pari al 30% dell’importo dovuto, oltre agli interessi. È però possibile ridurre sensibilmente le penalità ricorrendo al ravvedimento operoso “veloce”: pagando entro 14 giorni dalla scadenza, la sanzione scende allo 0,1% per ogni giorno di ritardo, più i soli interessi legali.

Conoscere regole e scadenze resta dunque fondamentale per evitare sorprese e gestire correttamente una tassa che, anche nel 2026, continua a gravare sul semplice possesso del mezzo.

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