Un circo clandestino che sfida il nazi-fascismo, un supereroe magnetico e una batteria che batte come un cuore in rivolta. Sabato 21 febbraio, alle ore 21, l’Auditorium TaTÀ ospita «L’uomo calamita», spettacolo inserito nella stagione «Periferie» del Crest, sostenuta dalla Regione Puglia.

Lo spettacolo nasce dall’incontro tra Circo El Grito e la Wu Ming Foundation, fondendo illusionismo, musica dal vivo e narrazione storica in un esperimento visionario che supera i confini tra teatro, circo e letteratura.


Un supereroe contro la dittatura

Scritto e diretto da Giacomo Costantini, lo spettacolo racconta la storia di un artista braccato durante la Seconda guerra mondiale. L’11 settembre 1940 una circolare ordina il rastrellamento di carrozzoni e carovane: i circensi diventano bersagli.

L’Uomo Calamita, insieme ad altri “fenomeni da baraccone”, è costretto a fuggire. Con l’aiuto di Lena, una bambina di otto anni, userà poteri e astuzia per opporsi alla persecuzione. La vicenda si ispira ai sinti che parteciparono alla Resistenza nel battaglione Leoni di Breda Solini dopo la fuga dal campo di concentramento di Prignano sulla Secchia.

Di notte sabotatori, di giorno artisti: un circo partigiano, libero e magnetico.


Magia, rischio e musica dal vivo

In scena Costantini mette in gioco il proprio corpo: metalli che si attaccano alla pelle, catene, equilibri estremi, una vasca d’acqua. Non è solo finzione scenica: il performer ha scoperto nel 2003, durante una tournée nell’Europa dell’Est, la propria capacità di attrarre oggetti metallici.

Accanto a lui, il compositore e batterista Fabrizio Baioni (in scena come Cirro) costruisce dal vivo una partitura che trasforma rabbia e tensione in ritmo pulsante. La voce narrante di Wu Ming 2 guida il racconto e ne diventa parte attiva, fino a un passaggio decisivo da cui dipende la sorte del protagonista.


Un lavoro corale

Il progetto è frutto di due anni di dialogo creativo tra scrittura e drammaturgia circense. Con Costantini e Wu Ming 2 collaborano, tra gli altri, Fabiana Ruiz Diaz (cofondatrice di El Grito), il coreografo Giorgio Rossi, il regista Tonio De Nitto, lo scrittore Luca Pakarov, il designer Simone Alessandrini e l’illustratrice Marie Cecile.

Ne nasce un’opera che sfida generi e gravità, intrecciando parola, gesto e suono in un inno poetico alla disobbedienza.


Un numero da brivido contro ogni dittatura

«L’uomo calamita» non è solo uno spettacolo: è un racconto che parla al presente attraverso la memoria storica. Tra magia e resistenza, tra circo e romanzo, il TaTÀ accoglie un lavoro capace di emozionare e far riflettere, ricordando che anche sotto il tendone più fragile può nascere un atto di libertà.

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