Presentato il rapporto sul settore: il comparto tecnologico pesa per lo 0,78% sul PIL. La Lombardia traina la classifica per fatturato.

L’ecosistema dell’innovazione italiano segna un traguardo storico. Secondo l’ultimo rapporto di settore presentato nei giorni scorsi a Roma, l’Italia vanta oggi 9 “unicorni” tech (startup con valutazione superiore al miliardo di dollari), che insieme raggiungono un valore complessivo di oltre 28 miliardi di euro.

Il comparto delle soluzioni tecnologiche si conferma un motore fondamentale per l’economia nazionale, con ricavi complessivi pari a 15,2 miliardi di euro e un’incidenza sul PIL che ha raggiunto lo 0,78%, segnando una crescita costante rispetto al triennio precedente.

La geografia del tech: la Lombardia al comando

Il rapporto evidenzia una forte concentrazione geografica del fatturato e degli investimenti. La Lombardia si conferma la “locomotiva” tecnologica d’Italia, ospitando la maggior parte dei centri decisionali e delle infrastrutture di ricerca.

  • Lombardia: Prima regione per fatturato e numero di addetti, grazie al distretto milanese che funge da hub internazionale.
  • Lazio e Piemonte: Seguono a distanza, trainate rispettivamente dal settore della sicurezza informatica e dell’automotive digitale.
  • Crescita nel Sud: Si segnalano segnali positivi dalla Campania e dalla Puglia, dove i poli tecnologici emergenti stanno attirando i primi investimenti significativi in ambito AI e AgriTech.

I pilastri degli unicorni italiani

Le nove realtà che guidano la classifica appartengono a settori diversificati, segno di una maturazione dell’intero ecosistema:

  1. Fintech: Pagamenti digitali e servizi bancari innovativi (es. Satispay).
  2. E-commerce & Logistica: Piattaforme di vendita scalabili a livello globale.
  3. DeepTech & Software: Soluzioni basate su Intelligenza Artificiale e Cloud Computing.
  4. Entech: Tecnologie applicate alla transizione energetica.

Sfide e prospettive per il 2026

Nonostante i numeri record, il rapporto mette in luce alcune criticità. Sebbene il valore complessivo sia salito a 28 miliardi, l’Italia sconta ancora un gap di investimenti in late-stage rispetto a giganti europei come Francia e Germania. La sfida per il prossimo biennio sarà la capacità di trasformare queste “promesse” in multinazionali consolidate in grado di competere sui mercati asiatici e americani.

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