Umberto Bossi è morto all’età di 84 anni. Lo confermano fonti parlamentari e sanitarie dell’ospedale di Circolo di Varese, dove l’esponente politico era ricoverato. Nato a Cassano Magnago nel 1941, Bossi ha rappresentato una figura di rottura nel panorama politico italiano, trasformando istanze autonomiste locali in un movimento di rilevanza nazionale.

Dalla Lega Lombarda al progetto federale

La carriera politica di Bossi ha inizio nei primi anni Ottanta con la fondazione della Lega Autonomista Lombarda, divenuta poi Lega Lombarda.

La svolta definitiva avviene nel 1989 con la nascita della Lega Nord, di cui fu segretario federale fino al 2012. Eletto per la prima volta in Senato nel 1987 — da qui il soprannome “Senatur” — è stato deputato ed europarlamentare per otto legislature consecutive, segnando profondamente il dibattito istituzionale con la proposta del federalismo e della secessione della Padania, intesa come provocazione politica per ottenere maggiore autonomia regionale.

L’attività di governo e le riforme

L’ingresso ufficiale nelle stanze del potere esecutivo avviene nel 2001, durante il governo Berlusconi II, con la nomina a Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione. In quella sede promosse la riforma della Costituzione in senso federalista, culminata nel referendum del 2006. Successivamente, nel 2008, tornò a ricoprire l’incarico di Ministro per le Riforme per il Federalismo.

Le dimissioni e il ruolo di presidente a vita

Il lungo mandato alla guida del Carroccio si interruppe nell’aprile del 2012. In seguito alle indagini giudiziarie riguardanti la gestione dei fondi del partito a favore della propria famiglia, Bossi rassegnò le dimissioni da segretario. Il movimento decise comunque di tributargli la carica di presidente a vita, ruolo che ha mantenuto fino alla scomparsa, pur restando progressivamente ai margini della nuova linea politica impressa dai suoi successori.

Profilo e dichiarazioni

Prima della politica, Bossi ebbe un percorso variegato: operaio, perito tecnico e studente di medicina, con una giovanile militanza nella sinistra extraparlamentare e un’iscrizione al PCI nel 1975.

Le reazioni del mondo politico sottolineano la rilevanza della sua figura:

  • Antonio Tajani (Forza Italia): lo ha definito un “protagonista di primo piano del cambiamento in Italia”, ricordando il legame storico con Silvio Berlusconi;
  • Luca Zaia (Regione Veneto): ha sottolineato come la sua visione abbia dato voce alle istanze settentrionali, definendolo un “interprete della necessità di risposte per la società italiana”.

Iscriviti alla newsletter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *