Un sovrapprezzo fisso di due euro su tutte le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra UE. È una delle novità più discusse inserite nella Manovra e destinata ad avere un impatto diretto sulle abitudini di consumo di milioni di italiani, soprattutto tra i più giovani.
La misura è pensata per colpire in modo mirato i grandi colossi asiatici dell’e-commerce, come Alibaba, Temu e Shein, piattaforme che hanno costruito il loro successo su prezzi estremamente bassi e spedizioni rapide verso l’Europa.
Un intervento mirato sul commercio online globale
Non è un mistero che l’obiettivo della nuova imposta sia quello di ridurre il vantaggio competitivo di operatori extra europei che, fino a oggi, hanno beneficiato di regimi fiscali e doganali più favorevoli rispetto alle imprese europee.
La tassa si applicherà a tutte le spedizioni di piccolo valore, la fascia più utilizzata dai marketplace cinesi per conquistare quote di mercato. Secondo le stime del governo, il gettito atteso è di circa 122 milioni di euro già nel primo anno.
Una cifra contenuta sul piano dei conti pubblici, ma significativa sul piano simbolico e regolatorio: il segnale è quello di una maggiore attenzione alla concorrenza leale e alla tutela del commercio europeo.
Una misura che anticipa l’Europa
L’iniziativa italiana si inserisce in un quadro più ampio. Parallelamente, infatti, il Consiglio dell’Unione Europea ha già approvato un provvedimento analogo: un sovrapprezzo di tre euro per lo stesso tipo di spedizioni, che entrerà in vigore dal 1° luglio 2026.
L’Italia, dunque, anticipa l’orientamento europeo, introducendo una misura che potrebbe fungere da ponte verso una fiscalità digitale più omogenea all’interno del mercato unico.
Impatto sui consumatori: piccoli costi, grandi numeri
Dal punto di vista dei consumatori, l’aggravio di due euro appare modesto se considerato sul singolo acquisto. Tuttavia, su volumi elevatissimi di ordini – come quelli generati quotidianamente dai marketplace extra UE – il peso complessivo diventa rilevante.
Il rischio, secondo alcune associazioni dei consumatori, è che il costo venga scaricato integralmente sugli utenti finali, riducendo il vantaggio di prezzo che ha reso così popolari queste piattaforme. Allo stesso tempo, la misura potrebbe favorire una maggiore competitività dei venditori europei, spesso penalizzati da costi fiscali e logistici più elevati.
Un primo passo verso nuove regole del commercio digitale
Il sovrapprezzo sulle spedizioni extra UE rappresenta un primo, piccolo colpo al modello ultra low cost dell’e-commerce globale. Non risolve da solo il problema della concorrenza fiscale e normativa, ma indica una direzione chiara: riequilibrare il mercato, senza rinunciare ai benefici della digitalizzazione e del commercio online.
Il tema resta aperto e destinato a crescere nei prossimi anni, soprattutto con l’entrata in vigore delle nuove regole europee. Nel frattempo, per i giganti del web asiatico, il conto – anche se di pochi euro – inizia ad arrivare.

