L’ascensore sociale in Italia si inceppa molto presto, spesso già al momento della scelta della scuola superiore. A determinare il percorso formativo dei ragazzi non sono tanto talenti, inclinazioni o passioni personali, quanto il livello di istruzione dei genitori. È quanto emerge dall’Osservatorio sull’Orientamento Scolastico di Skuola.net, che ha coinvolto oltre mille studenti di terza media alla vigilia delle iscrizioni alle superiori.
Lo studio mostra come il background culturale familiare continui a esercitare un’influenza decisiva sulle scelte educative, contribuendo a riprodurre disuguaglianze sociali e limitando, di fatto, la mobilità sociale. Decisioni che appaiono neutre – come l’iscrizione a un liceo, a un istituto tecnico o professionale – diventano così passaggi chiave nella definizione del futuro scolastico e lavorativo dei ragazzi.
Il peso (invisibile) delle famiglie più istruite
I dati evidenziano una maggiore presenza dei genitori nelle decisioni scolastiche quando il livello di istruzione familiare è più alto. Il 34% degli studenti con genitori laureati riconosce un’influenza “alta” o “massima” della famiglia nella scelta della scuola superiore, una percentuale che supera di circa dieci punti quella registrata tra i figli di genitori diplomati o con licenza media.
All’opposto, nelle famiglie meno scolarizzate prevale l’idea di una scelta autonoma: il 45% dei figli di diplomati e il 40% di quelli con genitori fermati alla terza media giudicano “basso” o “nullo” il peso della famiglia. Un’apparente libertà che nasconde però un rischio: l’assenza di un orientamento culturale strutturato può lasciare i ragazzi soli davanti a decisioni complesse, con conseguenze durature sul loro percorso di vita.
Università: un obiettivo che si allontana
Le differenze diventano ancora più evidenti guardando alle prospettive universitarie. Solo l’11% dei ragazzi con genitori con licenza media sceglie una scuola superiore in funzione dell’accesso all’università, contro il 20% dei figli di laureati. Il dato sale al 25% tra chi ha almeno un genitore diplomato, suggerendo come il diploma rappresenti una soglia decisiva nella trasmissione delle aspirazioni accademiche.
Le famiglie più istruite tendono a privilegiare percorsi “aperti”, capaci di rimandare l’ingresso nel mondo del lavoro e di offrire maggiori opportunità future. Al contrario, chi proviene da contesti con minore capitale culturale tende a scegliere indirizzi che garantiscano una spendibilità immediata del diploma, privilegiando la sicurezza economica nel breve periodo.
Il pregiudizio che penalizza i più fragili
Persistono anche stereotipi duri a morire. Oltre un terzo degli studenti provenienti da famiglie con basso livello di istruzione è ancora convinto che “i voti alti portino al liceo e quelli bassi ai tecnici o professionali”. Una convinzione che si attenua tra i figli dei laureati, dove solo uno studente su quattro mantiene questa visione rigida.
Al contrario, tra chi cresce in famiglie culturalmente più attrezzate si afferma una lettura più consapevole del sistema scolastico, in cui i diversi indirizzi vengono valutati per le loro reali opportunità formative, senza gerarchie implicite o percorsi considerati di “serie B”.
Licei tra prestigio e disincanto
Interessante anche il giudizio sulla qualità dei percorsi. Se circa il 60% degli studenti, indipendentemente dal contesto sociale, ritiene che la qualità dipenda dalle singole scuole e non dall’etichetta dell’indirizzo, sono proprio i figli dei laureati a riconoscere maggiormente il valore formativo dei licei. Al diminuire del livello di istruzione dei genitori, cresce invece lo scetticismo: il 20% dei ragazzi con genitori con licenza media considera alcuni licei “superati”, contro appena il 9% dei figli di laureati.
Un ascensore sociale che va riparato
L’indagine di Skuola.net restituisce l’immagine di un sistema in cui le disuguaglianze educative si consolidano precocemente, trasformando l’orientamento scolastico in un potente meccanismo di selezione sociale. Un segnale chiaro della necessità di rafforzare politiche di orientamento efficaci, inclusive e capaci di compensare i divari culturali, affinché il futuro dei ragazzi non sia scritto dal titolo di studio dei loro genitori, ma dalle loro reali possibilità.

