L’architetta di fama mondiale torna nella città partenopea a un anno dall’apertura della stazione della metropolitana. Tra riconoscimenti internazionali e il sogno di un murale verso il cielo, la fondatrice dello studio EMBT ribadisce: “L’architettura deve rendere umani i luoghi del futuro”.
Si definisce un’”architetta viaggiatrice” ma il legame che unisce Benedetta Tagliabue a Napoli ha radici profonde, lunghe ventitré anni.
La fondatrice dello studio catalano EMBT (insieme al compianto Enric Miralles) è tornata all’ombra del Vesuvio per osservare da vicino la sua creatura: la stazione della metropolitana del Centro Direzionale, una “bolla vulcanica” di legno e luce incastonata tra i grattacieli d’acciaio progettati da Kenzo Tange.
Nonostante i prestigiosi premi appena ricevuti — il Big See Architecture Award 2026 e il The Plan Award 2025 — l’architetta brianzola guarda già oltre, con l’energia di chi considera ogni progetto un organismo in continua evoluzione.
Una sfida al rigore di Kenzo Tange
Il Centro Direzionale, pensato negli anni Settanta come una cittadella futuristica, ha spesso sofferto di una mancanza di “anima” partenopea. L’intervento di Tagliabue punta proprio a invertire questa rotta:
- Il concetto: Una struttura organica, ispirata alla forza del vulcano, che utilizza materiali caldi come il legno per contrastare il freddo cemento circostante.
- L’obiettivo: Rendere lo spazio più “umano” e accessibile. “Spero che i cittadini in questa stazione si sentano a casa”, ha dichiarato all’ANSA, tracciando un parallelo con la Barceloneta, trasformata da zona isolata a cuore pulsante di Barcellona.
- Il modello Napoli: Per Tagliabue, le stazioni dell’arte napoletane hanno fatto scuola nel mondo, influenzando persino il suo attuale lavoro sul Grand Paris Express in Francia.
Il sogno nel cassetto: un murale verso il cielo
Nonostante l’entusiasmo, resta un pizzico di rammarico per alcuni dettagli del progetto originale rimasti incompiuti per mancanza di fondi. Il desiderio dell’architetta è sostituire l’attuale copertura in plastica con un grande artwork rivolto al cielo, visibile dai balconi dei grattacieli circostanti.
Tra i nomi suggeriti per completare l’opera figurano artisti del calibro di:
- Jorge Rodriguez Gerada: Celebre muralista cubano noto per i suoi ritratti monumentali.
- Adrian Vescovi: Artista francese dalle origini napoletane, specializzato in installazioni tessili e cromatiche.
Dagli anni Novanta a oggi: una carriera globale
La storia di Benedetta Tagliabue è intrecciata a quella di Enric Miralles, il “nuovo Gaudì”. Dopo la scomparsa prematura del compagno nel 2000, l’architetta ha guidato lo studio verso traguardi internazionali:
- Parlamento Scozzese (Edimburgo);
- Padiglione Spagnolo all’Expo di Shanghai;
- Mercato di Santa Caterina (Barcellona);
- Chiesa di San Giacomo (Ferrara).
Architettura e Intelligenza Artificiale
Interpellata sulle nuove frontiere tecnologiche, Tagliabue mantiene una visione umanocentrica. Sebbene l’IA possa essere un supporto tecnico utile (“è ancora come una bambina”, afferma), la creatività deve restare una prerogativa umana, figlia dell’esperienza, del viaggio e del contatto con la terra.

