Cellule staminali modificate per sfuggire al sistema immunitario e ridurre il rischio di rigetto nei trapianti: è il risultato ottenuto da un gruppo di ricerca guidato dalla Università di Hong Kong e dal Lunenfeld-Tanenbaum Research Institute di Toronto.
Lo studio mostra che queste cellule, geneticamente ingegnerizzate per “nascondersi” alle difese dell’organismo, potrebbero rappresentare in futuro una base per terapie cellulari utilizzabili su molti pazienti senza la necessità di creare cellule personalizzate per ciascuno. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Stem Cell Reports.
Come funzionano le cellule modificate
Il team coordinato da Danny Chan e Andras Nagy ha inserito nelle cellule staminali pluripotenti umane otto geni capaci di ridurre la risposta del sistema immunitario. Queste cellule, che in condizioni normali verrebbero riconosciute come estranee, riescono così a sfuggire all’attacco delle difese dell’organismo.
Per verificarne l’efficacia, i ricercatori hanno trapiantato le staminali sotto la pelle di topi geneticamente modificati per possedere un sistema immunitario simile a quello umano. Mentre le cellule non modificate sono state rapidamente eliminate, quelle ingegnerizzate sono rimaste vitali per tutta la durata dell’esperimento, circa cinque mesi.
Un possibile passo verso cellule “universali”
Per aumentare la sicurezza della tecnica, gli scienziati hanno inserito anche un ulteriore gene che funziona come una sorta di interruttore di emergenza: le cellule possono essere distrutte con un farmaco specifico nel caso in cui inizino a proliferare in modo anomalo. Anche questo meccanismo è stato testato con successo nei modelli animali.
Se confermata da ulteriori studi, questa strategia potrebbe permettere di produrre linee di cellule staminali “universali”, pronte all’uso per diversi pazienti. Una prospettiva che potrebbe ridurre tempi e costi rispetto alle terapie personalizzate sviluppate a partire dalle cellule di ogni singolo individuo. Tuttavia, prima di arrivare alla sperimentazione clinica sull’uomo saranno necessari ulteriori test per valutarne sicurezza ed efficacia a lungo termine.

