Non c’è stata l’impresa, e forse non poteva esserci contro questo Bayern Monaco. L’Atalanta esce dalla Champions League a testa bassa, travolta dalla corazzata di Vincent Kompany che, dopo aver dominato a Bergamo, non ha concesso sconti nemmeno davanti al proprio pubblico. Un verdetto pesantissimo che fotografa il divario tecnico visto nel doppio confronto: un aggregato di 10-2 che lascia poco spazio alle recriminazioni.

La partita: Harry Kane è il “Re” dell’Arena

Nonostante la qualificazione fosse già virtualmente chiusa, il Bayern ha approcciato il match con la consueta ferocia agonistica. Il protagonista assoluto è stato ancora una volta Harry Kane: il centravanti inglese ha confermato uno stato di forma “ingiocabile”, mettendo la firma sulla gara con una doppietta (aprendo le danze su calcio di rigore).

La Dea ha provato a contenere l’urto, ma la qualità dei padroni di casa è emersa in ogni zona del campo:

  • Goleada bavarese: Oltre a Kane, sono andati a segno anche Karl e Luis Diaz, quest’ultimo autore di una prestazione che ha messo costantemente in crisi la retroguardia nerazzurra.
  • L’orgoglio di Samardzic: Nel finale di gara, un lampo di Lazar Samardzic ha permesso all’Atalanta di trovare il gol della bandiera, una magra consolazione per i tifosi bergamaschi accorsi in Germania.

Il bilancio: un 10-2 che fa riflettere

L’Atalanta si scontra con il muro della perfezione tedesca. Se all’andata il crollo era stato improvviso, a Monaco la squadra ha subito la gestione magistrale del gioco dei bavaresi. Il Bayern si candida prepotentemente alla vittoria finale, mentre per la Dea il percorso europeo si interrompe agli ottavi di finale, lasciando però la consapevolezza di dover alzare l’asticella per competere con i top club del continente.

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