Un nuovo studio conferma che alcuni microrganismi sono in grado di sopravvivere a impatti violentissimi e ai lunghi viaggi nel cosmo, protetti dai frammenti rocciosi. Sotto i riflettori il “Conan il batterio”, capace di resistere a pressioni estreme.
La vita potrebbe non essere un fenomeno confinato a singoli pianeti ma un passeggero capace di spostarsi da un mondo all’altro.
Secondo una ricerca pubblicata il 22 marzo 2026, i batteri avrebbero la capacità di viaggiare nello spazio profondo, “nascosti” tra i detriti scagliati nel cosmo in seguito ai violenti impatti di asteroidi su lune e pianeti.
Questa scoperta fornisce nuove e solide basi alla teoria della panspermia, l’ipotesi secondo cui i semi della vita siano sparsi nell’Universo e si muovano tra i sistemi planetari attraverso meteoriti e comete.
Il meccanismo: il viaggio tra i detriti
Il processo descritto dagli scienziati (tra cui team della Johns Hopkins University e dell’INAF) inizia con un impatto meteoritico. L’energia sprigionata scaglia nello spazio enormi quantità di rocce superficiali. Se queste rocce ospitano colonie batteriche, i microrganismi possono rimanere intrappolati all’interno di frammenti che fungono da vero e proprio “scudo” contro le radiazioni solari e le temperature estreme del vuoto cosmico.
Il protagonista: “Conan il Batterio”
Il fulcro della ricerca è il Deinococcus radiodurans, soprannominato dai ricercatori “Conan il Batterio” per la sua incredibile resistenza. Gli esperimenti di laboratorio hanno simulato le condizioni di un impatto planetario, sottoponendo il batterio a shock di pressione elevatissimi:
- Resilienza estrema: Oltre il 95% delle cellule di Deinococcus è sopravvissuto a shock di 1,4 gigapascal;
- Adattabilità: La ricerca punta ora a verificare se impatti ripetuti possano selezionare popolazioni ancora più forti o se altri organismi, come i funghi, condividano queste capacità.
Implicazioni per l’origine della vita
Questi risultati suggeriscono che la “fertilizzazione interplanetaria” potrebbe aver interessato non solo la Terra e Marte, ma anche Venere in epoche passate. Se i microrganismi possono sopravvivere all’espulsione da un pianeta e al successivo ingresso nell’atmosfera di un altro, la probabilità che la vita si sia originata altrove per poi “colonizzare” la Terra diventa scientificamente sempre più rilevante.

