Il vento del referendum sulla giustizia ha scosso profondamente le fondamenta dell’esecutivo. Dopo la netta vittoria del “No”, che ha bocciato la riforma proposta dal governo, la giornata di oggi segna una svolta politica significativa con l’uscita di scena di Daniela Santanchè.
La ministra del Turismo ha rassegnato le proprie dimissioni su esplicita richiesta della premier Giorgia Meloni, chiudendo un braccio di ferro durato oltre ventiquattr’ore.
La lettera di Santanchè: “Obbedisco, ma il mio casellario è immacolato”
In una lettera dai toni amari ma disciplinati, Daniela Santanchè ha ufficializzato il suo passo indietro. La ormai ex ministra ha tenuto a precisare di aver agito solo a seguito di una richiesta formale e pubblica della Presidenza del Consiglio, sottolineando con forza la propria onorabilità. “Rassegno le dimissioni come hai ufficialmente auspicato”, ha scritto rivolgendosi a Meloni, puntualizzando di non voler essere il “capro espiatorio” di una sconfitta referendaria che, a suo dire, non può esserle attribuita.
Santanchè ha inoltre rivendicato l’assenza di pendenze penali definitive o rinvii a giudizio per le vicende che l’hanno vista coinvolta, definendo il suo addio un atto di lealtà verso il partito e l’amicizia con la premier, pur non nascondendo la delusione per un percorso interrotto bruscamente.
Nordio resta al timone nonostante il fallimento referendario
Di segno opposto la reazione del Guardasigilli Carlo Nordio. Nonostante si sia assunto la responsabilità politica per l’esito del voto popolare, il ministro della Giustizia ha confermato, durante il question time alla Camera, la volontà di proseguire il suo mandato. Nordio ha ribadito di godere della piena fiducia del Governo e della Presidenza del Consiglio, dichiarando che non vi è alcuna ragione tecnica o politica per un suo abbandono.
La tenuta di Nordio arriva in un momento di grande pressione, mentre l’esecutivo perde altri pezzi importanti nell’area della giustizia: hanno infatti lasciato i propri incarichi anche il sottosegretario Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
Le reazioni: applausi in Aula e critiche dalle opposizioni
La notizia delle dimissioni di Santanchè è stata accolta da un lungo applauso dei banchi delle opposizioni a Montecitorio. Nicola Fratoianni (AVS) ha parlato della fine di un “indegno teatrino” che avrebbe tenuto in scacco la maggioranza per giorni, leggendo in questo rimpasto forzato il segnale di una crisi politica profonda aperta dal voto popolare.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli, che ha definito le dimissioni una “resa tardiva” dovuta esclusivamente alla valanga di “No” che ha travolto il progetto del governo. Secondo Bonelli, senza il risultato del referendum, i ministri coinvolti sarebbero rimasti ai loro posti nonostante le critiche dell’opinione pubblica.
Cosa succede ora
Con la delega al Turismo che torna momentaneamente nelle mani della premier e un clima parlamentare incandescente, il governo si prepara a una fase di riorganizzazione interna. Il prossimo banco di prova sarà già martedì, con l’avvio dell’iter per la riforma della legge elettorale, un passaggio che misurerà la reale tenuta della maggioranza dopo lo strappo odierno.

